Caso Hacking Team: sistemi informatici di spionaggio forse venduti anche a terroristi

Cronaca

Milano 4 Novembre – Continuano le indagini riguardanti il caso Hacking Team, la società milanese che sviluppa programmi di intellicenge e li fornisce a governi e forze di polizia di tutto il mondo e che a luglio scorso aveva subito un’azione di hackeraggio e la conseguente violazione di 400 gigabyte di dati riservati custoditi nel server aziendale. L’ultima ipotesi della Procura di Milano è che due ex collaboratori della società potrebbero aver venduto spyware, sistemi informatici di spionaggio, che potrebbero essere finiti in mano anche a terroristi sauditi. Per questo, stamattina,sono in corso perquisizioni alla Meanna srl, società di Torino, riconducibile allo sviluppatore Guido Landi e al commercialista libanese Mostapha Meamma, ex dipendenti della stessa Hacking Team ora finiti sotto indagine con le accuse di accesso abusivo al sistema informatico e rivelazione di segreto industriale.

PERQUISIZIONE – Una perquisizione scattata anche per verificare quanto detto nella querela presentata nel maggio scorso alla Procura di Milano, dall’a.d. di Hacking Team David Vincenzetti che definiva “pericoloso” il “disegno” di Mostapha Maanna e Guido Landi, con particolare riferimento alla “possibile creazione di un antidoto al software Rcs e la possibile vendita dello stesso tramite Mala srl a Paesi ostili e a enti non governativi”. Nella denuncia Ht aveva descritto Maanna come persona «in contatto con i più importanti servizi di intelligence della zona calda per eccellenza del globo», il Medio Oriente, e con piani di «vendita» verso «’Paesi Ostilì e enti non governativi». Gli inquirenti dovranno cercare di capire per quale ragione Landi e Maanna abbiano venduto il codice Rcs a questa societa’ saudita.

La perquisizione è scattata inoltre per far luce su un pagamento sospetto che risale al 20 novembre 2014: 300mila euro bonificati alla Meanna srl da parte della società saudita Saudi Technology Developement Inv. L’obiettivo degli agenti, coordinati dal pm Alessandro Gobbis, è quello di capire se dietro ad un versamento di 300 mila euro effettuato dalla società saudita Saudi Technology Development Inv. alla società torinese fondata dai due ex dipendenti dell’ Hacking Team, Mostapha Maan e Guido Landi, vi sia la vendita di un clone del celebre programma spyware Galileo. L’ipotesi della Procura di Milano è che dietro quel pagamento non ci sia la “formazione del personale”, come recita la causale del versamento effettuato sul conto della Mala Srl, ma in realtà ci sia l’acquisto del programma di sorveglianza trafugato dagli ex dipendenti all’ Hacking Team. Il prezzo della transazione e tipo di operazione, secondo fonti giudiziarie, porterebbe a pensare che il committente sia una società legata al governo saudita o creata da militari del Paese arabo, interessata quindi a svolgere operazioni di polizia. Meno probabile, invece, pare l’ipotesi che i committenti siano gruppi jihadisti, che sarebbero stati più interessati ad acquistare “l’antidoto” allo spyware Galileo, per bloccare eventuali intrusioni informatiche. Il prezzo di questo programma sul mercato, però, secondo fonti investigative, sarebbe stato molto più basso e si sarebbe aggirato intorno ai 2mila euro. Proprio dall’esito delle perquisizioni il pm Gobbis cercherà di capire che tipo di servizi la Mala Srl abbia effettivamente fornito a questo e ad altri clienti. Nel frattempo, però, Hacking Team, dopo il pesantissimo attacco informatico subito nella notte tra il 5 e il 6 luglio scorso, e dopo un pesante danno commerciale subito da quel l’azione, è tornata sul mercato lanciando “Galileo 10”, la versione aggiornata del programma del sorveglianza utilizzato da governo e forze di polizia di mezzo mondo.

LE INDAGINI – Landi e Meanna sono finiti sotto indagine a luglio scorso insieme ad altri tre ex dipendenti dell’azienda fondata da David Lorenzetti: il sospetto degli inquirenti milanesi è che siano stati loro a violare il server aziendale di Hacking Team, a pubblicare su Wikileaks circa 400 gigabyte e a rivelare, seppure in modo parziale, il codice sorgente di “Galileo”, software utilizzato da oltre 40 governi in tutto il mondo. Sono accusati, come precisa il pm Gobbis nel decreto di perquisizione, di “essersi introdotti abusivamente nel sistema informatico di Hacking Team, sistema informatico di interesse pubblico, al fine di estrapolare dati aziendali e informazioni riservate in modo tale da cagionare il danneggiamento o l’interruzione parziale del funzionamento”. Inoltre rispondono di rivelazione di segreto industriale “per aver rivelato a terzi il codice sorgente del software Rcs Galileo, ovvero parti del predetto codice, nonché altri dati riservati di pertinenza di Hacking Team”. Poi le indagini sono andate avanti. E dagli accertamenti bancari e finanziari condotti negli ultimi mesi è spuntato il bonifico da 300 mila euro in favore della società creata dai due ex dipendenti “infedeli” di Hacking Team. I quali – questa l’ipotesi al vaglio degli inquirenti – avrebbero ceduto ai sauditi una tecnologia di spionaggio sviluppata dalla loro ex società. Nei prossimi giorni le indagini si concentreranno sulla Saudi Technology Developement Inv soprattutto per capire chi siano gli azionisti di questa misteriosa società saudita e verificare suoi eventuali rapporti con i jiadisti.

DISEGNO PERICOLOSO –

LEGALE: “TUTTE BUFALE, DIMOSTREREMO ESTRANEITA'” – “Siamo tranquilli e certi che le indagini dimostreranno che le accuse che ci vengono mosse sono bufale diffuse da Hacking Team”. Cosi’ l’avvocato Sandro Clementi, legale di Mostapha Maanna e Guido Landi, ha commentato le perquisizioni a carico dei suoi assistiti, ex dipendenti della societa’ milanese che vende servizi di sicurezza in tutto il mondo ed e’ stata vittima di un violento attacco informatico l’estate scorsa. “Nel decreto di perquizisione – prosegue – non c’e’ nessun riferimento al fatto che la societa’ Mala srl (creata da Maanna e Landi) possa aver venduto servizi informatici agli arabi, poi finiti in mano ai terroristi. Quella del terrorismo puo’ essere un’ipotesi investigativa ma non e’ stata messa nero su bianco. Negli interrogatori di luglio, chiesti da noi, abbiamo spiegato i rapporti commerciali della societa’ Mala giustificati da contratti. Non abbiamo nulla da nascondere, siamo contenti che le indagini vadano avanti. Verra’ dimostrata la nostra estraneita’”. (Il Giorno)

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