Il liberismo come filosofia morale

Approfondimenti Politica

Milano 1 Novembre – Giovedì prossimo a Roma, presso FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori si terrà la presentazione del libro di Riccardo Lucarelli su Bruno Leoni, padre del liberismo Italiano. Qui il mio contributo:

Diceva Margarete Thatcher che l’economia non è il fine, ma il mezzo, lo strumento con cui si deve agire sulla coscienza morale della gente. Questo è certamente vero per il Liberismo. La vita di Bruno Leoni, in particolare, mostra quanto onestà, coraggio ed indisponibilità al compromesso morale siano indispensabili alla filosofia che sta dietro il libero mercato.

Innanzitutto, perché il mercato sia libero, non è accettabile la tirannia. Questa non accettazione non è questioneLeoni_19 meramente teorica. È carne, è sangue. Il freedom fighter Bruno Leoni, stretto nella morsa costituita dai Partigiani Rossi e dalle Milizie Nere, scelse la terza la via. Scelse la libertà. Combattè al fianco degli Americani. E fortuna volle che la sua missione, in guerra come in pace, fosse quella di liberare i prigionieri. Questo dimostra come l’individuo conti, come non esistano scelte imposte dalla società, dal tempo e da meccanismi ineludibili ed arcigni. La differenza tra un uomo ed un eroe è mantenere il coraggio cinque minuti in più, diceva Reagan. Quei cinque minuti non ce li insegna lo Stato, non ce li tramanda la Chiesa e non ce li regala l’ideologia. Li dobbiamo strappare, conquistare e dobbiamo lottare per essi. E siamo soli, come soli siamo nati e soli moriremo. Ma in questa lotta, in questa profonda solitudine, di fronte a questa siamo e restiamo incoercibilmente liberi.

In secondo luogo il liberismo impone il coraggio della Verità. La Verità che ci fa liberi. Un mercato di bugiardi, di malfattori, di truffatori non è libero. E’ un mercato corrotto. Un mercato dove lo Stato può trovarsi bene. Dove gli Statalisti possono gioire, come tanti piccoli maialini che si rotolano nel pantano per proteggersi dalle mosche che il loro atteggiamento ha attirato. Ma non è posto per un uomo Libero. La morte di Leoni ne è la prova. Di fronte a quel collaboratore, a quel farabutto poteva girarsi dall’altra parte. Aspettare che ci pensasse lo Stato. Poteva credere che fosse un problema degli altri. Invece ha assunto su di sé il rischio. Il rischio supremo. Scegliere l’onestà, ancora una volta, è cosa per spiriti solitari. Non ci sono masse nella terra degli onesti. Nei boschi oscuri, dietro ogni ombra, si nasconde una mano con un pugnale. Nelle forre silenziose ogni sibilio presagisce la morte. Pochi le attraversano. Ma dalla cime si vede l’Infinito.

In ultimo, il mercato non è luogo per passioni momentanee. Il mercato libero crea unioni e legami che sfidano il tempo. Che sfidano lo spazio. Che sfidano la natura stessa dell’uomo limitata sia nell’essere che nel durare. Per questo ricordare Bruno Leoni ha senso. Non per lui, che ormai è al di sopra delle umane vicende. Ma per noi. Che in lui rivediamo un eroismo quotidiano nella cui luce, speriamo, un giorno potremo risplendere anche noi.

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