Sinodo, è cambiato tutto perchè non cambiasse nulla

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Milano 25 Ottobre – Al netto dei proclami trionfalistici, pare che alla fine non sia cambiato nulla. E quindi, Gattopardescamente, sia cambiato tutto. Di certo di gay non si parla, quindi metà dell’impianto del cardinale Kasper è caduto. Quanto alla comunione ai divorziati risposati, dicono fonti di Stampa, sarà decisa caso per caso. Come s’è fatto fino ad oggi.

Qui è opportuno fare un passo indietro, in pochi sapranno, infatti, che il Diritto Canonico è un diritto unico nel suo genere. Esso affonda le sue radici nel diritto Romano, in particolare nel principio per cui le leggi non sono mai assolute. Assoluto, vuol dire, infatti, sciolto. Sciolto dai casi particolari. Il che per il giurista del Diritto Romano Classico era assurdo. Cristallizzava il diritto fino ad ucciderlo. La Chiesa riprende questo idea, ma la finalizza non ad avere un diritto più pragmatico, ma ad avere la salvezza delle anime affidate alla cura pastorale ecclesiastica. Questo significa che ogni principio ha delle eccezioni. L’esempio classico è il cardinale di turno che dà la comunione al parlamentare omosessuale dichiarato. Questo non cambia il fatto che non si debba fare. Ma rifiutare il sacramento in quel momento potrebbe portare più scandalo che concederglielo. Tutto ciò a noi può parere assurdo, magari persino immorale, perchè siamo abituati alla legge astratta, la cui astrazione è garanzia di equità. Alla legge canonica non interessa l’equità. Serve che la gente si salvi. Quello che si voleva impedire nel Sinodo era che passasse una regola nuova, che mettesse in crisi il principio dell’indissolubilità. E questo non pare sia contestato.

Quello che, forse, è cambiato è la richiesta di includere dei peccatori pubblici nella comunità. Il che non è che non sia grave. Ma almeno resta fermo il caposaldo del fatto che stanno sbagliando. Poi, per carità, siamo tutti peccatori. E Cristo per i peccatori si è immolato. Quindi non è un trauma, se vogliamo essere generosi e fingere di non capire cosa stia succedendo. Ovvero che si sta cercando di rosicchiare il dogma, sperando che le reazioni siano meno dure di fronte ad un lavorio che duri molti anni, magari decenni, invece che un solo biennio. Inoltre farlo passare per un solo voto dà l’impressione che qualsiasi forzatura del Papa sarebbe immorale. I Padri Sinodali non hanno chiuso le porte. Usare l’ariete contro delle porte socchiuse sarebbe un abisso inutile e pericoloso. D’altra parte quanto poco entusiasmo ci sia nei confronti di questa proposta lo provano i numeri stessi. Nonostante i rimescolamenti, le forzature, le nomine mirate e le esclusioni pesanti il Papa non è riuscito nell’intento di farsi dare un mandato larghissimo. Inoltre, non dobbiamo dimenticarlo, il fatto che i Vescovi progressisti debbano comunque istituire percorsi particolari, farà sì che l’accesso ai sacramenti resterà quello esistente. Chi vuole la Santa Eucaristia la prenderà, fregandosene del proprio status. Chi non la vuole, continuerà a non averla. La piccolissima minoranza che accetterà di sottomettersi ai percorsi penitenziali si esporrà sempre al rischio di dover rifare tutto ogni cambio di Vescovo.

In sintesi, ha fatto molti più danni il motu proprio rispetto ad un Sinodo, che i conservatori hanno comunque, nella forma e nella sostanza, vinto. Resta da vedere cosa farà un papa che non ha mai saputo perdere con stile.

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