Intercettazioni: legge bavaglio? No! – parola di Taradash

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Milano 25 Settembre – L’aula della Camera ha approvato il ddl di riforma del processo penale, che contiene anche la delega al governo sulle intercettazioni, con 314 sì, 129 no e 51 astenuti. A favore hanno votato Pd, Scelta civica, Area popolare, Psi, Pi-Cd. Contrari M5s, Lega nord, Fdi, Sel, Alternativa Libera. Forza italia si è astenuta. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato.

Ora l’esecutivo ha in mano la delega che permette di fare anche un decreto grazie alla quale il governo può scrivere prescrizioni sull’uso che i giudici possono fare delle registrazioni, elimina l’udienza filtro, durante la quale magistrati e avvocati decidevano quali conversazioni registrate utilizzare, ed esclude la pubblicazione delle intercettazioni di persone occasionalmente coinvolte nelle indagini.

I principali quotidiani sono critici. Il Corriere della Sera parla di pericolo per un Paese democratico”, la Repubblica scrive di “privazione di difesa per ogni contradditorio”. Oltre al Fatto Quotidiano che definisce la norma Legge Bavaglio.

Giudizi non condivisi da un altro giornalista, Marco Taradash, politico con una lunga esperienza garantista e liberale-radicale, nei primi anni Novanta membro della commissione Antimafia.taradash

Onorevole, questa legge delega vede davvero il concretizzarsi del progetto di Berlusconi come dicono oggi Corsera, Repubblica e Fatto Quotidiano?

Direi no, visto che Forza Italia ha votato contro questa norma. Quanto al concretizzarsi vedremo. Prima di tutto perché è una legge delega e spesso i governi hanno lasciato decadere la delega ricevuta. E poi qualsiasi norma richiede una interpretazione e se il testo è vago la magistratura può facilmente aggirarlo.

Le controversie di questi giorni sono però concentrate non tanto sulla limitazione della magistratura quanto su quella dei giornalisti…

Limitare cosa? Il problema non è la pubblicazione delle intercettazioni ma la loro diffusione legittima o illegittima che sia. La strada maestra è quella indicata anche da una minoranza di magistrati: tornare alla Costituzione che tutela la privacy del cittadino e utilizzare le intercettazioni per cercare le prove dei reati, non come prova in sé. Le intercettazioni non dovrebbero nemmeno arrivare al processo, dovrebbero restare negli uffici del Pm. Ma giornalisti e magistratura allora dovrebbero mettersi a lavorare.

Quale magistratura?

Quella parte che usa le intercettazioni, anche le più inutili, per cercare la notorietà o per affermare la propria autorità di guardiani della virtù lasciando filtrare le informazioni ai giornalisti amici.

Quindi si dovrebbe eliminare la pubblicazione delle trascrizioni delle intercettazioni?

Sì. Sarebbe giusto pubblicare ogni atto disponiblle, le ordinanze, le presunte verità processuali, le accuse, le difese, le sentenze, tutto quello che si vuole. Non le intercettazioni, se non quella parte che arrivasse a processo essendo in se stessa la prova di qualche reato. Ma la verità è che a molti magistrati e giornalisti non va di lavorare. I primi usano le intercettazioni come prove e non come strumenti d’indagine. I secondi invece di fare vere inchieste si abbeverano gratis (immagino) alle fonti giudiziarie, si costruiscono una carriera senza far nulla, diventano eroi popolari, scrivono libri e fanno un sacco di soldi. È la specialità di certo giornalismo italiano.

Perché come si fa negli altri Paesi?

Lei ha mai letto intercettazioni sulla stampa internazionale? Da noi si è arrivati al punto di pubblicare un’intercettazione falsa o comunque non verificabile, e comunque senza alcuna rilevanza penale, che per giunta registrava un silenzio! Parlo del caso Crocetta. Il direttore dell’Espresso si è dimesso? O almeno ha chiesto pubblicamente scusa? E tutti zitti e buoni, che tanto l’Espresso è “de sinistra”.

Ma esistono anche magistrati che si differenziano da questo andazzo?

Sì, certamente, e credo siano tanti, ma lavorano silenziosamente. A parte una piccola minoranza liberale  che si espone.

Un esempio?

Carlo Nordio è un magistrato colto, preparato e sicuro di sè, che dice quello che pensa da liberale.

E gli altri hanno paura di essere additati come berlusconiani?

No, sono intimoriti, specialmente i più giovani. Non si espongono per paura di entrare nel mirino del Csm, che ne decide la carriera.

I 5 stelle hanno detto che questa norma potrebbe “intimorire i cittadini che vogliono denunciare attraverso le registrazioni nascoste”, è vero?

Assolutamente no, la delega è chiara. Se uno registra un mafioso che gli chiede il pizzo o un impiegato pubblico che esige la tangente e porta il nastro dai carabinieri o a Striscia la notizia non deve temere la legge ma il delinquente che ha davanti. Ma i 5 stelle vogliono la forca per i politici (quegli altri) come i leghisti la vogliono per i clandestini (e un tempo anche per i politici, quegli altri).

Ma le intercettazioni sono necessarie o no?

Le intercettazioni possono essere utilissime se fatte nell’ambito della legge. Quella che già c’è. Ma se servono per togliere le garanzie dello Stato di diritto, se servono ai magistrati per non fare il loro lavoro d’inchiesta, allora bisogna cambiare le cose.

Sveva Bicocca (F! Formiche)

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