Già libero il pugile pazzo che massacrò la donna filippina che passava per strada

Cronaca

Milano 4 Settembre – Oleg è guarito? Oleg è libero, dal settembre 2014. Non in Italia, ma in Ucraina, dove è stato allora rimpatriato, a casa sua, dopo avere ammazzato a cazzotti una donna incontrata per caso in strada a Milano, dopo un giudizio di vizio totale di mente, e dunque di non imputabilità. E dopo due anni e sette mesi dei cinque anni di ospedale psichiatrico giudiziario disposti dal giudice Roberta Nunnari, poi rivisti dai medici dell’opg di Castiglione delle Stiviere – e dunque ridotti dal tribunale di sorveglianza di Mantova da cui Castiglione dipende

743426 AGGRESSIONE A ENLOU A. LA FILIPPINA PICCHIATA A MORTE DA OLEG FEDCHENKOEcco la storia ultima di Oleg Fedchenko, oggi 30enne, che, pugile dilettante ucraino, a 27 anni – alle nove del mattino del 6 agosto 2010 – vide nella faccia di una donna, una colf filippina di 41 anni, Emlou Arvesu, incontrata in viale Abruzzi a Milano, il diavolo in persona («Un diavolo enorme»). Tanto da sbatterla contro la vetrina di una banca e frantumarle con cieca precisione ossa e organi, senza che nessuno riuscisse a interporsi a tanta ferocia. Oleg era pazzo. Era è d’obbligo. Una schizofrenia paranoide di cui il ragazzo sembra non avesse prima dato segni, e che fu valutata dal perito, chiamato dal giudice per una consulenza tecnica d’ufficio, come vizio totale di mente. Dunque Oleg non era processabile. Il 6 febbraio2012 il gup Nunnari lo assolse dall’accusa di omicidio aggravato perché totalmente incapace di intendere e di volere al momento del fatto, e dispose per lui la misura di sicurezza in ospedale spichiatrico giudiziario per cinque anni, come sempre rivalutabili.

Oleg, assistito dall’avvocato Paola Boccardi, era già ospite dal maggio 2011 dell’opg di Reggio Emilia, dove rimase fino all’aprile 2012, quando fu trasferito a Castiglione delle Stiviere. Là sottoposto a terapia farmacologica e psicoterapeutica per circa due anni, all’esito della quale – non su richiesta del difensore Boccardi ma su impulso della struttura – gli stessi psichiatri presentano al tribunale di sorveglianza un parere per la revoca della misura di sicurezza. Oleg – scrivono – ha acquisito «piena consapevolezza della sua malattia»; ha avuto «un progressivo miglioramento»; ha elaborato «il reato e la psicopatologia che lo ha indotto a commetterlo»; «appare sinceramente dispiaciuto per il dolore arrecato alla famiglia della vittima»; ha «consolidato un buon stato di salute mentale»; è «assente la pericolosità sociale». Il giovane usufruisce di alcuni permessi e si comporta adeguatamente, quindi nel settembre 2014 il giudice di sorveglianza revoca la misura di sicurezza. In ottobre – dopo un ordine di espatrio – Oleg torna a casa, nella sua città in Ucraina. Garanzie? La terapia, la madre e una struttura ospedaliera di riferimento. Di lui, alla famiglia della sua vittima resta solo quella frase spuntata all’uscita dal tunnel della follia: «Ho tolto la mamma a dei bambini, non me lo perdonerò mai».

Marinella Rossi (Il Giorno)

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