Renzi, il genio delle barzellette

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Milano 10 Agosto – A suo modo Matteo Renzi è un genio. Nessuno è più bravo di lui a raccontare barzellette, nemmeno Silvio Berlusconi che, nel ramo, ha esperienza pluriennale.

Il Cavaliere la butta sul pecoreccio e strappa qualche risata; il giovin premier, invece, va sul fiscale ed è sempre un irresistibile comico anche quando vorrebbe essere serio. È un attore e un esattore formidabile. Da un anno e mezzo circa proferisce bischerate con toni da profeta, seduce il proprio cerchio tragico (Maria Elena Boschi e fritole varie), lo carica a salve e un giorno sì e l’altro pure organizza spettacoli pirotecnici qua e là con l’intento – probabile – di prendere in giro gli italiani. I quali all’inizio ne godevano, persuasi che a Roma, via Arno, fosse giunto il difensore dei portafogli nazionali. Adesso, quando il premierino apre bocca, non si odono più applausi, bensì sonori pernacchi.

È il destino che tocca agli imbonitori, anche i più abili. Ecco perché Renzi non cessa più di rilanciare: se prima annunciava tre riforme, ora ne annuncia dieci; se appena giunto a Palazzo Chigi giurava di elargire tot miliardi per promuovere la ripresa economica, adesso assicura di averne pronti il doppio per superare la crisi. Il ragazzo non finisce più di stupire e, di conseguenza, di deludere. Chi lo sente parlare non si incanta: scuote la testa. Non gli crede più nessuno, forse neanche sua moglie.

Negli ultimi giorni è stato colto da delirio di onnipotenza. Serve un medico del pronto soccorso: qualcuno abbia il coraggio di farlo intervenire d’urgenza. Il povero Matteo ha addirittura garantito che verserà 100 miliardi per avviare i motori avariati del Mezzogiorno. Cento miliardi? Sissignori. Egli afferma di averli lì in un cassetto, a disposizione dei terroni. Sogna.

I suoi stessi collaboratori lo guardano con sospetto e si domandano: forse necessita di un periodo di riposo? Il potere gli ha dato alla testa? I timori crescono di settimana in settimana. Difatti, ogni dichiarazione solenne fatta dal presidentino concorre a rafforzare l’ipotesi che egli sia scoppiato, come quei ciclisti che, a due chilometri dal gran premio della montagna, si accasciano incapaci di muovere un muscolo. La benzina è finita.

Renzi ha esaurito le balle. Ne ha raccontate troppe. Afferma di stanziare 12 miliardi per la banda larga, che è come l’Araba Fenice; tutti ne blaterano e nessuno sa cosa sia. A un dato momento si sbilanciò: riformo la scuola e assumo 300mila insegnanti. Obiezione: dove li metti e con quale denaro li retribuisci? Risposta: vabbé, facciamo che ne prendo 100mila, poi vedremo. Quanto alla riforma dell’istruzione, si segnala che essa è leggermente peggiorativa rispetto all’esistente sistema scolastico. Converrebbe ripescare l’impianto studiato da Giovanni Gentile, però Matteo ignora di che si tratti.

Ignora un altro dettaglio: i soldi per pagare la realizzazione dei progetti non ci sono. Allora? Egli non si scompone: li ricaviamo dalla spending review. La mena da mesi e mesi con i tagli e non ne ha fatto neanche mezzo, se si esclude il licenziamento di Carlo Cottarelli, l’uomo delle forbici. Nonostante ciò, insiste: abolisco la tassa sulla prima casa. Idea ottima. Ma il mancato introito come fai a compensarlo? «Provvederemo».

Oggi scopriamo che il premier sgancerà un miliardo e 300 milioni per l’emergenza frane. Già. Con i quattrini che non ha, egli è persuaso di evitare le calamità naturali. Neanche fosse Dio.

Una curiosità, presidente: i debiti miliardari della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese li ha saldati? Un pochino. Ma non aveva garantito che sarebbero stati liquidati un anno fa? Campa cavallo. Concludiamo in bellezza: il bicameralismo perfetto è ancora in piedi, il Senato invecchia ma non muore; le Province teoricamente sono chiuse, però continuano a costare come quando erano aperte. La riforma della Rai è abortita e ci becchiamo Monica Maggioni, che ha sderenato Rainews. E le unioni civili? Rimangono disunite.

Caro Renzi, torni in Toscana e la porti un bacione a Firenze e uno alla Fiorentina, che almeno sta vincendo in attesa del campionato.

Vittorio Feltri (Il Giornale)

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