Ancora Draghi, l’unico che sa tenere testa ai tedeschi

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Milano 15 Luglio – Mario Draghi è stato il personaggio chiave del fine settimana più lungo dell’euro. Dalla riunione catastrofica dei ministri delle Finanze di sabato, dominata dall’ira fredda di Wolfgang Schäuble e di un terzo di falchi dell’eurozona, era emerso una sorta di Trattato di Versailles per la Grecia, un comunicato che aveva raccolto tutte le istanze di un consesso stradominato da una diffidenza ormai inappellabile verso la Grecia, dopo sei mesi buttati via dal governo Tsipras.

Con parentesi quadre per le ipotesi più aggressive: la Grexit e un fondo di garanzia da 50 miliardi per le privatizzazioni che aveva già suscitato l’ira dei greci anni fa, quando era stato inventato per la vendita di terreni e immobili dello Stato. Solo il presidente della Bce è riuscito a tenere testa a Schäuble e alla sua convinzione che buttare fuori Atene dell’euro possa avere conseguenze limitate sia per la tenuta dell’euro sia per gli effetti di contagio.

Lo ha contraddetto, su questo. Ma i due hanno discusso, pare, anche sul ruolo del fondo salva-Stati Esm. Al ministro delle Finanze, racconta una fonte tedesca, non piace affatto l’idea che il meccanismo creato al culmine della crisi per salvare i Paesi e le banche possa diventare una sorta di Fmi europeo.

Il tedesco non si fida, teme che i governi lo vogliano trasformare in un salvadanaio; la realtà è che è una cassaforte quasi inaccessibile, proprio per i meccanismi onerosi ideati sotto la sua pressione. Ma con il salvataggio della Grecia il ruolo dell’Esm diventa di primo piano. E in prospettiva secondo qualcuno dovranno essere anche modificati i meccanismi, in modo da renderlo meno blindato.

Draghi ha appoggiato, invece, l’idea di Schäuble del fondo di garanzia per le privatizzazioni. Anche perché sarà usato per rimborsare le ricapitalizzazioni fatte attraverso l’Esm delle disastrate banche elleniche. Ieri Tsipras si è sgolato per dire che 50 miliardi non sono realistici. Alla fine, il meccanismo è costruito in modo tale che i primi 25 miliardi andranno alle banche e il resto diviso tra abbattimento del debito e investimenti. Forse il resto non ci sarà mai, ma i soldi per le banche, sì.

Il presidente della Bce si è battuto inoltre per arrivare ad un documento per riavviare il negoziato con la Grecia. Senza un via libera finale, ha spiegato, la Bce avrebbe avuto da subito le mani legate. Con conseguenze catastrofiche per la Grecia: chiusura dell’Ela, dei fondi emergenziali erogati dalla banca centrale greca, collasso del Paese. In teleconferenza, grazie all’esito positivo del negoziato, i banchieri centrali hanno deciso ieri di mantenerli a 89 miliardi.

È chiaro che le banche greche rimarranno chiuse per un po’. Ma se la situazione dovesse precipitare, la Bce può già modificare i criteri sui collaterali, rendendoli meno stringenti. Prima di un aumento dell’Ela, è quasi certo che i banchieri aspetteranno l’ok dell’accordo nei Parlamenti. E per il presidente della Bce è importante che i leader abbiano detto di sì a una somma tra i 10 e i 25 miliardi per le banche greche. Fonte Dagospia Tania Mastrobuoni (La Stampa)

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