Jobs Act : La verità sui nuovi contratti un po’ a singhiozzo

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Milano 11 Luglio – Una crescita di oltre 184 mila unità. E’ quella registrata in Italia dai contratti di lavoro, durante il mese di maggio. A rilevarlo è il Sistema delle Comunicazioni Obbligatorie, con cui le aziende di tutta la Penisola informano il ministero del Lavoro sulle assunzioni e i licenziamenti effettuati mensilmente. Se si mette a confronto il numero di nuovi contratti (934.258), con quello delle cessazioni(749.551), viene fuori un saldo positivo pari a 184.707. Si tratta di un dato in apparenza confortante ma che, purtroppo non lo è, per diverse ragioni.

Il Jobs Act

Innanzitutto, va ricordato che il dato di maggio è peggiore di quello di aprile, quando il saldo è stato positivo per 212 mila unità. Inoltre, sempre a maggio 2015, le assunzioni a tempo indeterminato sono rimaste purtroppo ferme al palo o quasi. E’ vero che sono aumentate di ben 46mila unità rispetto allo stesso mese del 2014, passando da 133mila a 179.603 ma, nello stesso tempo, ci sono state179.300 cessazioni di rapporti di lavoro stabile. Dunque, nel maggio scorso, il saldo complessivo per le assunzioni a tempo indeterminato è stato praticamente vicino allo zero.

Jobs Act, cinque cose da sapere

Tra gli oltre 934mila nuovi rapporti di lavoro attivati nel quinto mese del 2015, oltre ai 179mila stabili già ricordati, ci sono ben643mila assunzioni a tempo determinato, quasi 20mila inquadramenti con l’apprendistato e oltre 90mila impieghi tra collaborazioni e altre forme contrattuali . Dunque, tirando le somme, la fisionomia del mercato del lavoro italiano non sembra cambiata molto rispetto al passato, a qualche mese di distanza dall’entrata in vigore definitiva del Jobs Act, la riforma del lavoro del welfare del governo Renzi. Tra tutti i dati raccolti dal ministero, va rilevata però una nota positiva: la crescita delle trasformazioni di rapporti di lavoro a termine in assunzioni a tempo indeterminato. A maggio 2015, infatti, le conversioni sono state oltre 30mila, il 43% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta di cifre che hanno però una ragion d’essere ben precisa: dal gennaio scorso, le aziende che assumono un dipendente in maniera stabile ricevono un generoso sconto sui contributi da pagare, fino a un massimo di 8mila euro circa. Senza questo “regalo del governo”, insomma, le stabilizzazioni rilevate dal ministero probabilmente sarebbero state molte meno. (Panorama)

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