Le acque minerali non sono tutte uguali: impara a leggere le etichette

Scienza e Salute

Milano 3 Ottobre – Quasi la metà del nostro peso è costituito da acqua, una riserva che si consuma continuamente a causa dei ricambi metabolici. Ecco perché è necessario reintegrarla allo stesso ritmo con cui si esaurisce. Perdere acqua infatti vuol dire compromettere il proprio benessere fisico e psicologico (ci si sente più stanchi, nervosi, si dorme male, oltre ai danni a carico degli organi interni). Se si sceglie di comprare l’acqua al super, come orientarsi nella valanga di bottiglie di varia provenienza geografica?

Sembrano tutte uguali, ma in realtà le acque minerali hanno diversi scopi terapeutici. Alcune sono più digestive di altre, altre favoriscono la motilità intestinale, altre ancora sono contro-indicate in caso di scompensi cardiaci e così via. Per non parlare dell’effetto – più che scontato – di favorire la diuresi.

Innanzi tutto, perché sull’etichetta è scritto “acqua microbiologicamente pura”? Secondo la legislazione vigente, le acque minerali naturali sono quelle che hanno origine da una sorgente (o falda o giacimento sotterraneo), e hanno caratteristiche igieniche particolari. A differenza di quelle potabili, sono caratterizzate da una purezza originaria, che viene mantenuta nel loro imbottigliamento che mira, a preservare inoltre il contenuto in minerali e oligoelementi. In altri termini, le acque minerali devono essere pure dal punto di vista batteriologico e prive di inquinanti.

Residuo Fisso dell’acqua, questo sconosciuto – Questa definizione indica la quantità di sali minerali contenuti dall’acqua la cui scala va da <50 mg/l a >1500 mg/l. Se il residuo fisso è minore a 50 mg per litro è più leggera, e contiene meno minerali rispetto ad un tipo di acqua minerale che sfiora i 155 mg. Variando i valori dei minerali, il sapore dell’acqua cambia, ma non la qualità.

Da ricordare – In Italia è vietato ogni trattamento chimico che alteri la composizione dell’acqua, ad eccezione dell’aggiunta di anidride carbonica. Devono essere imbottigliate così come sgorgano dalla sorgente. Non c’è bisogno di nessuna ‘disinfettazione’ per purificare le acque.

Acqua oligominerale – 
È l’acqua con pochi minerali, cioè con un residuo fisso inferiore a 50 mg/l. Favorisce la diuresi, al punto da essere consigliata in caso di calcolosi renale. Può essere bevuta tutti i giorni senza problemi.

Altri tipi di acque

– Acqua bicarbonata – Contiene biacarbonato in quantità superiore a 600 mg per litro.
Facilita la digestione e limita l’iperacidità gastrica

– Acqua calcica – Contiene calcio in quantità superiore a 150 mg per litro.
Utile nelle condizioni di maggiore richiesta di calcio come osteoporosi, gravidanza e crescita.

– Acqua fluorata – Contiene fluoro in quantità superiore a 1 mg per litro.
Da assumere in modica quantità nella prevenzione della carie.

– Acqua magnesiaca – Contiene magnesio in quantità superiore a 50 mg per litro.
Ha un blando effetto lassativo.

– Acqua solfata – Contiene solfati superiori a 200 mg per litro.
In caso di colon irritabile ha un lieve effetto lassativo. Inibisce però l’assorbimento del calcio.

– Acqua sodica – Contiene sodio superiore a 200 mg/l.
Non indicata in caso di ipertensione e nelle situazioni di scompenso cardiaco ed epatico.
Infine l’acqua effervescente naturale contiene anidride carbonica superiore a 250 mg per litro.
Induce un certo meteorismo. Non è indicata in caso di iperadicità gastrica.

(Tg.com)

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