Torna a casa Miro, il cane accusato di abbaiare troppo

Il Tribunale del riesame ha dato il via libera. Era stato sequestrato dai carabinieri a marzo. Una petizione on line per la sua liberazione ha raccolto 240 mila firme

Ventidue giorni. Tanto sarà durata alla fine la «detenzione» di Miro, il pastore maremmano sequestrato e finito in un canile di Rovereto perché dava fastidio ad un vicino di casa. Domani potrà ritornare a casa, a Rovere della Luna (Trento): il Tribunale del riesame di Trento ha accolto l’istanza dei proprietari e ha disposto il suo dissequestro, in attesa del processo che si terrà a fine mese. Fino a quel giorno Mirò dovrà rispettare alcune limitazioni alla sua libertà e non potrà uscire di casa dalle nove di sera fino alle sette del mattino. «Ma era già così , noi lo tenevamo chiuso la notte e lo avevamo detto anche al giudice» — afferma sconsolata Eva Munter, la nipote dell’anziana donna proprietaria del cane. Il pastore maremmano era stato prelevato dai carabinieri all’alba del 22 marzo scorso.

Come una star

In queste tre settimane Miro è diventato il cane più famoso d’Italia. Il suo caso ha mobilitato quasi 250 mila persone sui social, ha attirato l’attenzione dei principali giornali e delle tv ed è diventato il portabandiera degli animalisti. La storia ha origine da una banale disputa tra vicini di casa che con il tempo si è trasformata in una guerra legale. Da un lato i «familiari» di Miro, dall’altra un benzinaio che abita a trecento metri di distanza e che ha motivato l’accusa: «Non riesco più a dormire, abbaia troppo». Così un giudice, dandogli ragione, ha ordinato ai carabinieri di portare Miro in un canile. La vicenda ha richiamato l’attenzione dei media quando la petizione on line per la sua liberazione, lanciata da Eva Munter, ha raggiunto in pochi giorni 80 mila firme. Diventate poi quasi 250 mila nelle settimane successive.

I decreti penali

La famiglia Munter era stata raggiunta da due decreti penali, a ottobre e a gennaio. Due multe rispettivamente di 154 e 70 euro di multa. «Non abbiamo pagato. Se lo avessimo fatto la querelle sarebbe andata avanti all’infinito, con chissà quante altre denunce del vicino. Noi sosteniamo infondate le sue accuse: il benzinaio abita a 300 metri di distanza ma mai nessuno, oltre a lui, si è lamentato». E poi: «Siamo in campagna, ci sono altri animali, può succedere che qualche volta un cane abbai. Ma il nostro non è l’unico». Eva è felice, domani potrà riabbracciare Miro. Eppure un’ombra rende meno gioiosa la sua felicità: «Non è più lo stesso, è giù, mangia pochissimo. Io spero che la detenzione non gli abbia provocato un trauma».

Agostino Gramigna (Corriere.it)

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