Ci sono persone che evidentemente pensano di poter continuare a fare quello che vogliono, a qualsiasi ora del giorno e della notte, senza che nessuno possa documentare, denunciare o semplicemente raccontare quello che accade. E quando qualcuno lo fa, la risposta è sempre la stessa: insulti, minacce e tentativi di intimidazione.
È quello che mi è successo ancora una volta in via Celentano, nel quartiere NoLo di Milano, dove da mesi seguo una situazione ormai insostenibile per i residenti, costretti a convivere con schiamazzi notturni, assembramenti, comportamenti molesti e continui problemi di sicurezza.
Questa volta, mentre documentavo quanto stava accadendo davanti al Bar Celentano, qualcuno ha pensato bene di contestare le riprese, arrivando a evocare persino un presunto «papà magistrato» e a minacciare denunce.
Una scena che, oltre a essere piuttosto grottesca, racconta perfettamente il clima che si è creato in questa strada. Chi pretende di occupare gli spazi pubblici senza rispettare le regole sembra considerare un affronto il semplice fatto che qualcuno possa riprenderlo e raccontare ciò che accade.
Ma le intimidazioni con me non funzionano. Non hanno mai funzionato e non inizieranno certamente oggi.
L’ho detto chiaramente anche ai protagonisti dell’episodio: possono raccontare quello che vogliono alla mamma, al papà magistrato o a chiunque altro. Il diritto di cronaca e quello di denunciare situazioni di illegalità non possono essere cancellati perché qualcuno non gradisce che vengano documentati i propri comportamenti.
E soprattutto non saranno certo queste sceneggiate a farmi arretrare.
Da mesi mi occupo di via Celentano e della vicina via Madre Picco. Ho raccolto segnalazioni, documentato episodi, scritto alle autorità competenti e presentato personalmente un esposto alla Procura della Repubblica, segnalando una situazione che non può più essere considerata una semplice questione di movida.
Qui si parla del diritto dei residenti a dormire, a uscire di casa tranquillamente, a non trovare ingressi e passi carrai bloccati, a non assistere continuamente a comportamenti che rendono invivibile il quartiere.
E si parla anche del diritto di chi denuncia a non essere minacciato.
Per quanto riguarda il Bar Celentano, la mia posizione è chiarissima: ritengo che questa vicenda debba concludersi con una chiusura definitiva. Nel corso dell’ultimo sopralluogo ho detto che il locale ha le settimane contate. È una convinzione che nasce dal lavoro portato avanti in questi mesi e dalla necessità di arrivare finalmente a una soluzione concreta, non dall’intenzione di sostituirmi alle autorità chiamate a decidere.
Non bastano controlli occasionali, sospensioni temporanee o interventi che producono qualche giorno di tranquillità prima che tutto ricominci esattamente come prima. Serve una risposta definitiva.
Nel frattempo, anche a Milano il clima sta cambiando. Il rafforzamento della presenza dei militari e la maggiore attenzione al tema della sicurezza rappresentano segnali importanti. La città non può continuare a essere ostaggio di chi confonde la libertà con la possibilità di fare qualsiasi cosa, a danno degli altri.
A chi ha cercato di intimidirmi voglio quindi ribadire un concetto molto semplice: non ho alcuna intenzione di fermarmi. Continuerò a documentare, a denunciare e a chiedere interventi finché i residenti non avranno ottenuto la tranquillità che meritano.
Non mi interessano le presunte parentele importanti, le minacce di denuncia o gli insulti di chi pensa di essere intoccabile. Davanti alla legge siamo tutti uguali e nessuno può pretendere di sottrarsi alle proprie responsabilità.
Il maranza ha lasciato la stanza. Adesso è ora che lasci anche via Celentano.
E se qualcuno pensa ancora di potermi intimidire, ha proprio sbagliato persona.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.
Grazie Luca per quello che fai.