Milano fa i conti con le conseguenze delle violenze, delle devastazioni e dei saccheggi dello scorso fine settimana, ma nell’agenda della maggioranza torna la chiusura al traffico di via Sacco. È questa la contestazione sollevata da Fratelli d’Italia in occasione dell’incontro previsto oggi, 22 ottobre, in piazza Sicilia, dove due consiglieri comunali della maggioranza presenteranno i benefici del progetto. Una scelta che, secondo l’opposizione, fotografa la distanza tra le priorità dell’amministrazione e le preoccupazioni dei milanesi.
A intervenire sono Deborah Dell’Acqua, vice coordinatore di Fratelli d’Italia Milano Città, e Marco Cagnolati, consigliere comunale del partito. Al centro della loro critica c’è una domanda politica precisa: quale risposta sta dando Palazzo Marino a una città nella quale commercianti e residenti chiedono anzitutto sicurezza, controlli e tutela delle attività economiche?
«Trovo sconcertante questa distanza tra le priorità della politica e le preoccupazioni reali dei cittadini», dichiara Dell’Acqua, richiamando i danni subiti dalle attività commerciali e il clima di preoccupazione seguito alle violenze. Il bersaglio è un’amministrazione che, nella lettura dell’esponente di FdI, continua a promuovere la propria idea di trasformazione urbana senza misurarsi abbastanza con le condizioni concrete di chi vive e lavora a Milano.
«Anziché continuare a raccontare una Milano ideale attraverso rendering e slogan, la Giunta Sala dovrebbe occuparsi della Milano reale: quella dei commercianti che subiscono danni, dei residenti che chiedono sicurezza e delle famiglie alle prese con un costo della vita sempre più pesante», prosegue Dell’Acqua. Una critica che mette insieme ordine pubblico e difficoltà quotidiane, contestando alla maggioranza soprattutto la capacità di ascoltare e di stabilire le proprie priorità.
Cagnolati insiste anche sulle conseguenze della chiusura di via Sacco. «Mentre i milanesi chiedono sicurezza e controlli, la Giunta Sala continua a imporre progetti ideologici, come la chiusura di via Sacco in Piazza Sicilia, senza ascoltare i residenti e senza considerare le conseguenze su viabilità e parcheggi», afferma il consigliere comunale. La contestazione riguarda quindi sia il merito dell’intervento sia il metodo con cui viene portato avanti: il rapporto con il quartiere, la valutazione degli effetti sulla circolazione e la disponibilità di sosta.
È su questi aspetti che una trasformazione urbana dovrebbe dimostrare la propria utilità. Chiudere una strada significa modificare percorsi, accessibilità e abitudini quotidiane. Presentarne i benefici comporta anche spiegare quali disagi si prevedono, come verranno affrontati e quali osservazioni dei residenti siano state accolte. La qualità di un progetto si misura anche nella capacità di rispondere a queste domande.
Dell’Acqua e Cagnolati chiedono perciò alla Giunta di rivedere il progetto, rendere pubbliche le valutazioni sull’impatto della chiusura e aprire un confronto con residenti e commercianti. «La riqualificazione urbana non può essere un’imposizione calata dall’alto, ma deve rispondere alle esigenze concrete di chi vive e lavora nei quartieri», dichiarano congiuntamente.
La polemica su via Sacco porta così in primo piano una questione più ampia: la credibilità delle scelte amministrative passa dalla loro aderenza ai bisogni della città. Dopo le devastazioni, Palazzo Marino deve dare risposte riconoscibili sulla sicurezza e sulla tutela del lavoro. E nei quartieri interessati dalle pedonalizzazioni deve rendere conto delle conseguenze dei propri progetti. Perché anche ascoltare chi dovrà conviverci è un dovere di chi governa.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.