Sfratto confermato dal Consiglio di Stato per la società AV in Galleria: quale futuro per il Museo Leonardo3 ?

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Una subconcessione non autorizzata, canoni arretrati per oltre 2 milioni di euro e irregolarità edilizie e antincendio.

Con la sentenza n. 7360/2026, il Consiglio di Stato ha respinto definitivamente l’appello della società AV S.r.l., confermando la decadenza delle concessioni per gli spazi occupati nell’hotel Galleria Vik Milano nella Galleria Vittorio Emanuele II. La decisione mette un punto fermo a una lunga vertenza amministrativa, ma lascia aperto il nodo sul futuro del Museo Leonardo3, presente nei locali del salotto monumentale dal 2013 in regime di subaffitto.

Le motivazioni della sentenza e la rigidità di Palazzo Marino

Alla base della pronuncia dei giudici amministrativi c’è un debito accumulato da AV per i canoni concessori del 2022 pari a circa 2,87 milioni di euro. La richiesta della società di rateizzare gli arretrati avvalendosi delle misure straordinarie post-pandemia è stata respinta: il regolamento comunale prevedeva infatti la presentazione della domanda entro la fine del 2022, termine non rispettato. Ad aggravare il quadro, il rifiuto della fideiussione presentata tramite una società di mutuo soccorso non abilitata.

La rigidità del Comune di Milano nell’esigere il rispetto dei contratti si riflette nei numeri: dalla sola Galleria l’amministrazione cittadina ricava ogni anno canoni complessivi superiori a quanto lo Stato italiano incassa dall’insieme delle concessioni demaniali marittime sull’intero territorio nazionale. Un dato che evidenzia il forte contrasto tra l’efficienza della gestione finanziaria milanese e le criticità storiche del patrimonio pubblico balneare.

La posizione del Museo Leonardo3 e le parole della direzione

Massimiliano Lisa

A seguito della sentenza, la direzione del Museo Leonardo3 è intervenuta pubblicamente per chiarire la propria posizione e tutelare la reputazione dell’istituzione culturale, sottolineando di non essere stata parte in causa nel contenzioso amministrativo nè destinataria della decadenza.

A prendere la parola è Massimiliano Lisa, cofondatore della struttura ed esponente dell’organizzazione, il quale evidenzia come Leonardo3 sia in realtà parte danneggiata:

“Il Museo ha operato nei primi dieci anni con il patrocinio del Comune e un contratto annuale con il concessionario dell’epoca. Successivamente è subentrata AV S.r.l., che ha ereditato la convenzione raddoppiando le cifre richieste fino a oltre 600 mila euro all’anno. Durante l’emergenza sanitaria AV non ha versato i canoni a Palazzo Marino, pretendendo però il saldo integrale da noi. Nessun insoluto verso il Comune è imputabile al museo, che gestisce la propria attività nel rispetto di tutte le normative di agibilità e sicurezza. Agiremo per vie legali contro la concessionaria per inadempimento, dato che non può più garantirci i locali fino al 2031 come pattuito.”

La proposta al Comune e gli sviluppi politici

Riconoscendo la legittimità dell’azione comunale contro la società morosa, la direzione di Leonardo3 propone una soluzione transitoria per evitare l’immediata chiusura dell’esposizione, che negli anni ha raccolto decine di ricostruzioni delle macchine leonardesche attirando un vasto pubblico di visitatori:

“Chiediamo all’amministrazione di poter restare negli spazi fino all’espletamento del nuovo bando di gara, a cui intendiamo partecipare. Siamo pronti a versare direttamente al Comune il canone relativo a questo periodo transitorio. Negli anni abbiamo pagato complessivamente 6,2 milioni di euro per 600 metri quadrati, facendoci carico del ricarico applicato dal concessionario: contiamo di arrivare a un canone congruo e sostenibile per un’attività culturale.”

Tuttavia, proprio la differenza tra quanto incassato dall’ente pubblico e il ricarico applicato dal concessionario privato rappresenta, dal punto di vista del Comune, un mancato introito a danno dei cittadini; inoltre, considerando la solidità economica del museo, appare improbabile che il bando futuro possa prevedere cifre particolarmente ridotte.

La vicenda s’intreccia infine con la politica cittadina: negli ultimi mesi Lisa, dopo una protesta sfociata in uno sciopero della fame, ha annunciato la propria candidatura a sindaco di Milano per le elezioni del 2027, trasformando il confronto amministrativo e immobiliare in una vetrina di dibattito politico in vista della prossima corsa a Palazzo Marino.

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