Non sono un’appassionata di alta orologeria e, molto probabilmente, non comprerò mai un Patek Philippe, eppure ho trascorso circa un’ora e mezza alla Watch Art Grand Exhibition Milano 2026 senza annoiarmi un minuto.
Una mostra dedicata all’alta orologeria, che racconta non solo orologi preziosi, ma storia, artigianato, meccanica e mesi di lavoro, e che può sorprendere anche chi, come me, di orologeria sa poco; anzi, sono uscita con la sensazione di aver scoperto un mondo che conoscevo pochissimo.
Perché questa non è soltanto una mostra di orologi: è una mostra sul tempo, sul lavoro, sulla precisione, sulla storia e sull’artigianato che si nascondono dietro un oggetto che, alla fine, ha anche la semplice funzione di dirci che ore sono.
La grande esposizione, ospitata al CityOval, l’ex Palazzo delle Scintille a CityLife, è aperta al pubblico gratuitamente dal 2 al 18 ottobre: ci si può registrare preventivamente a questo link: https://watchart2026.patek.com/it -oppure farlo direttamente in loco.
Patek Philippe ha portato a Milano il proprio universo, dalla produzione contemporanea alla storia della maison e alle creazioni di alta artigianalità.
La parte che personalmente ho trovato più interessante è quella dedicata alle persone che costruiscono questi piccoli capolavori: si possono vedere maestri orafi, artigiani e orologiai al lavoro, osservando da vicino strumenti e tecniche che richiedono una precisione quasi incredibile; la mostra dedica infatti specifiche aree alle dimostrazioni degli artigiani, e alla produzione dei movimenti.
Ed è proprio qui che si comincia a comprendere qualcosa in più anche dei prezzi.
Per alcuni esemplari, la costruzione del meccanismo può richiedere varie settimane di lavoro; poi arrivano le lavorazioni successive, il quadrante, la cassa, le decorazioni e l’assemblaggi: il risultato può essere il frutto di un paio di mesi di lavoro per un unico orologio!
A quel punto, davanti a un segnatempo dal prezzo che per la maggior parte di noi appare quasi incredibile, si comincia a guardare diversamente quell’oggetto: non è soltanto un marchio, è anche tempo umano trasformato in tempo meccanico.
E poi ci sono gli orologi storici: segnatempo da tasca, decorazioni, miniature, smalti, incisioni; oggetti nei quali la funzione sembra quasi passare in secondo piano per lasciare spazio all’arte.
La mostra presenta anche una selezione legata al patrimonio del Patek Philippe Museum di Ginevra, la cui collezione racconta oltre cinque secoli di storia dell’orologeria.
Alcuni pezzi sembrano più gioielli che strumenti per misurare il tempo; e in effetti il confine è molto sottile: alcune creazioni possono essere abbinate ad altri elementi di alta gioielleria, come gemelli da uomo oppure orecchini, anelli e bracciali da donna.
Una mostra per pochi? Non necessariamente.
È certamente una mostra di nicchia; tra i visitatori ci sono moltissimi appassionati e, probabilmente, anche persone che potrebbero permettersi di acquistare alcuni degli esemplari esposti.
Ma non sono gli unici: ci sono anche persone semplicemente curiose, come me; persone che hanno deciso di spendere un’ora e mezza del proprio tempo per lustrarsi gli occhi, ma anche per conoscere e approfondire un mondo che magari non avevano mai osservato da vicino.
E questa, forse, è la cosa che mi è piaciuta di più.
Non bisogna essere collezionisti per apprezzare il lavoro che c’è dietro un oggetto; la mostra è molto bella anche dal punto di vista scenografico: gli ambienti sono spettacolari e il percorso alterna orologi contemporanei, pezzi storici, artigianato, meccanica e ambientazioni dedicate alla manifattura.
L’unica piccola pecca, almeno dal mio punto di vista, è la logistica del percorso espositivo: in alcuni momenti la disposizione delle stanze rende poco intuitivo capire quale sia il percorso da seguire.
Ma è un dettaglio, perché alla fine si esce dalla mostra senza necessariamente desiderare un Patek Philippe…
Io, almeno, ne sono uscita così.
Ma è difficile uscirne senza aver capito che dietro un orologio di alta gamma non ci sono soltanto un nome prestigioso e un prezzo elevato: ci sono mani, competenze, pazienza, storia e arte.
