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Milano–Tel Aviv, cancellare il gemellaggio significa colpire il dialogo

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Il gemellaggio tra Milano e Tel Aviv torna al centro dello scontro politico. Deborah Dell’Acqua, vicecoordinatrice di Fratelli d’Italia Milano Città, interviene contro la proposta di Majorino di cancellarlo e sostiene la posizione espressa da Meghnagi: interrompere il rapporto tra le due città significherebbe colpire le comunità, senza incidere sulle decisioni dei governi coinvolti nel conflitto in Medio Oriente.

«Il gemellaggio tra Milano e Tel Aviv non è uno strumento di politica estera e non può diventare il bersaglio di una scelta politica legata al conflitto in Medio Oriente», dichiara Dell’Acqua. Una distinzione che riguarda il senso stesso delle relazioni tra città: mantenere un legame non equivale ad approvare le scelte di un governo, così come cancellarlo non offre una risposta concreta alla guerra.

La critica alla proposta di Majorino è netta. Per la vicecoordinatrice cittadina di FdI si tratta dell’«ennesimo esempio di una politica che preferisce i gesti ideologici al dialogo». Il rischio, nella sua lettura, è trasformare un rapporto tra comunità in un terreno di contrapposizione, attribuendo a quel legame responsabilità che appartengono a un altro livello politico e istituzionale.

Dell’Acqua esprime quindi il proprio sostegno alla posizione di Meghnagi: «Sospendere il gemellaggio sarebbe una scelta sbagliata, perché a essere colpito sarebbe un rapporto tra due comunità e due città, non i governi coinvolti nel conflitto». Il punto è preservare uno spazio di confronto proprio quando le tensioni rendono il dialogo più difficile. La rottura avrebbe un valore simbolico, ma a pagarne il prezzo sarebbe la relazione tra Milano e Tel Aviv.

Nella dichiarazione trova spazio anche un richiamo esplicito alla responsabilità di contrastare l’antisemitismo. «La storia ci ha insegnato quanto sia pericoloso lasciare spazio all’antisemitismo. E quanto sia importante non voltarsi dall’altra parte. Su questo, nessuna ambiguità».

La posizione espressa da Dell’Acqua è dunque chiara: il conflitto in Medio Oriente non deve diventare il motivo per cancellare un rapporto tra città. Milano può discutere, prendere posizione e confrontarsi sulle responsabilità politiche della guerra mantenendo aperti i legami tra le comunità. Difendere quel dialogo è una scelta politica precisa, che rifiuta di affidare alla rottura dei rapporti la risposta alle divisioni.

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