Quando il doposcuola si fa a colpi di slogan e barricate
Tra un corteo pro-Palestina e una scaramuccia con le forze dell’ordine, giusto per non annoiarsi per i militanti dei centri sociali è giunto il momento della svolta pedagogica. Tra lo stupore generale e qualche risata dei genitori di passaggio, sui cancelli dell’istituto comprensivo “Q. Di Vona – Tito Speri” di via Sacchini è comparso un invito a dir poco singolare. Un volantino in piena regola che, dietro un’apparenza quasi innocua, nasconde un’insidia tutt’altro che trascurabile.
A firmare la proposta è il Centro Occupato Autogestito T28 della vicina via dei Transiti, che lo scorso 2 ottobre ha deciso di inaugurare un proprio “doposcuola popolare“. La linea editoriale del manifesto è chiarissima: nella frase «Qui non si fanno solo i compiti», dove l’avverbio «solo» appare volutamente sbarrato. Un dettaglio non da poco, che chiarisce subito la natura dell’iniziativa: chiunque stia cercando un semplice doposcuola per aiutare i figli con l’aritmetica farebbe bene a rivolgersi altrove. L’invito esplicito a sostenere le occupazioni e ad abbracciare l’autogestione suggerisce infatti che i piccoli alunni delle elementari, anziché ripassare le materie scolastiche, rischierebbero di tornare a casa con una discutibile infarinatura di abusivismo, sgomberi e disobbedienza civile. Temi che l’organizzazione non si limita ad argomentare in aula, ma mette costantemente in pratica: basti pensare alla manifestazione di sabato 26 settembre quando, al grido di «basta sgomberi e repressione», alcuni esponenti del T28 hanno mandato in tilt la viabilità cittadina partendo da piazza Arcole. Concetti poi ribaditi sulla loro pagina Facebook, dove l’occupazione viene apertamente definita una scelta «giusta e necessaria» di fronte a una fantomatica repressione delle forze dell’ordine.
La sorpresa, del resto, è assai relativa se si considera il curriculum della struttura. Il T28 figura infatti tra gli spazi occupati più longevi del capoluogo lombardo: la sua storia inizia nel 1978 con l’occupazione di un immobile in via dei Transiti 28 da parte di alcune famiglie L’orientamento teorico non lascia spazio a dubbi: domina incontrastato il marxismo-leninismo, con lezioni monografiche della loro “Università popolare” sul PCI clandestino, la guerra di Spagna e la Terza Internazionale comunista.
Un quadro che ha inevitabilmente innescato una raffica di reazioni politiche. Il deputato Riccardo De Corato affonda il colpo sottolineando il paradosso di chi pretenderebbe di educare vivendo nell’illegalità e chiamando in causa anche Pierfrancesco Majorino “«Chissà cosa ne penserà Majorino, presente due settimane fa allo Spin Time di Roma» e anche Gianluca Boari (Fdi) parla ironicamente di «scuola di occupazione» invocando l’intervento della presidenza scolastica contro affissioni decisamente diseducative. Sulla stessa linea Mariangela Padalino (Noi Moderati), che evidenzia come la somministrazione di simili messaggi ideologici a bambini in piena fase formativa rischi soltanto di generare una profonda e pericolosa confusione.
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