Gli ultimi colpi di coda del fuori programma del tesserato Beppe Sala

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Il futuro di San Siro rischia di diventare l’ultimo, gigantesco intervento urbanistico lasciato in eredità da Beppe Sala alla città. Un progetto che non faceva parte del programma presentato ai milanesi e che, dietro la promessa del nuovo stadio e della rigenerazione, potrebbe trasformare un quartiere già in difficoltà in un’altra area ad altissima densità edilizia.

«Dalla stampa apprendiamo che del vecchio Meazza resterà soltanto un moncone a forma di “L”. Tutto il resto verrà demolito per fare spazio a nove edifici, con altezze comprese tra cinque e diciassette piani, ai quali si aggiungerebbero altri quattro stabili. Parliamo quindi di tredici edifici calati su un’area che è già in forte sofferenza», ha denunciato in Consiglio comunale Mariangela Padalino, capogruppo di Noi Moderati.

Non si discute soltanto del destino di uno stadio che rappresenta un secolo di storia sportiva milanese. Il vero tema è ciò che sorgerà intorno al nuovo impianto: residenze, strutture commerciali, uffici e torri destinate a modificare in profondità il volto del quartiere. Una nuova skyline imposta senza che i cittadini abbiano mai votato un programma contenente un’operazione di queste dimensioni.

«La vicenda di San Siro è un vero fuori programma dell’amministrazione Sala», commenta Franco Vassallo, responsabile Casa di Noi Moderati. «Il sindaco vuole costruire sull’area una nuova skyline, con tanto di arena sul modello del Madison Square Garden e grattacieli. Nel frattempo si guarda anche alla Maura, sostenendo oggi di volerla conservare come bosco, quando resta forte il timore che domani possa essere coinvolta in nuove operazioni immobiliari».

Secondo Vassallo, il sindaco starebbe tentando anche di dettare l’agenda al proprio successore: «Dopo essersi tesserato al Partito Democratico, Sala si permette persino di suggerire i temi della prossima campagna elettorale del centrosinistra: ancora case, interventi sui tetti e riapertura dei Navigli. Sono le solite grandi narrazioni, dopo dieci anni nei quali Milano ha già pagato il prezzo di piste ciclabili progettate male, piazze tattiche e trasformazioni calate dall’alto».

Il rischio è che, negli ultimi mesi del mandato, il sindaco cerchi di vincolare le future amministrazioni a scelte difficilmente reversibili. San Siro, La Maura, le nuove volumetrie e il destino dei quartieri interessati non possono diventare gli ultimi colpi di coda di un’esperienza amministrativa ormai al tramonto. Milano ha bisogno di più trasparenza, di un confronto reale con i residenti e di una visione urbanistica capace di tutelare la qualità della vita, non di un’altra colata di cemento presentata come rigenerazione.

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