Amsa ha commissionato una ricerca sul gradimento del suo servizio e sostiene che i milanesi le danno un bel 7 e mezzo!
La città è molto diversa dalla immagine che ci viene rifilata dalla propaganda di Palazzo Marino e delle sue società.
Milano è certamente meno pulita di qualche anno fa. Cumuli di spazzatura sono collocati accanto ai cestini stradali, rifiuti ingombranti rimangono abbandonati per giorni sui marciapiedi. Ai luoghi della movida, pure noti da tempo al Comune, non è dedicato quel servizio rafforzato che sarebbe necessario per evitare distese di bottiglie e lattine. I cestini della raccolta stradale sono pieni di sacchi di spazzatura domestica. Non parliamo poi dei graffiti dì cui fino a qualche anno fa Amsa proponeva la rimozione e pulizia e di cui oggi si disinteressa.
Sappiamo bene che questo peggioramento non è responsabilità dei lavoratori di Amsa che da anni denunciano di essere sottodimensionati. La colpa è di due fattori: primo l’inciviltà e il mancato rispetto di elementari regole di decoro urbano da una parte di residenti; secondo, incapacità di Comune e Amsa di adeguare il servizio ai cambiamenti e alle nuove abitudini di vita. C’è molta
movida che si consuma all’aperto, sui marciapiedi, nelle panchine. C’è più turismo. Ci sono locali, spesso etnici che si disinteressano di ciò che fanno i clienti o che per non fare la raccolta differenziata buttano tutto insieme su strada.
Ma anche quartieri con forte immigrazione dove non si vuole fare la differenziata e i sacchi vengono conferiti fuori dai locali rifiuti, per strada o nei cestini stradali. Infine proliferano le mini discariche di rifiuti da cantieri edili o da traslochi.
Il Comune e l’Amsa non possono far finta che tutto sia uguale a 20 anni fa. Bisogna aumentare il numero dei passaggi nelle zone di movida, responsabilizzare gli organizzatori di eventi e gli amministratori di condominio, stangare con multe e chiusure gli esercizi commerciali che non rispettano le norme di conferimento. Certamente vanno collocate più fototrappole (telecamere dedicate alla lotta alle discariche abusive) e bisogna farle funzionare.Più che fare campagne di comunicazione generica, vanno fatte campagne mirate in alcuni quartieri e nelle loro scuole. Infine vanno lavati i marciapiedi con appositi mezzi.
Se i milanesi versano 300 milioni di Tari l’anno hanno diritto a una città più pulita. Se vi sono cittadini o esercenti scorretti, si potenzi il controllo sull’abbandono di rifiuti, ma nel frattempo Amsa si organizzi per effettuare più servizi di raccolta e pulizia. L’inciviltà di taluni non può ricadere su tanti cittadini educati e contribuenti rispettosi delle regole.

Fabrizio De Pasquale ha 60 anni, è sposato, padre di 2 figli e vive a Milano. Laureato in Scienze Politiche, è stato Capo ufficio stampa di varie aziende e del Ministero dei Beni Culturali. Ha lavorato per RAI ed Expo2015 e per un centro media. E’ stato per 24 anni Consigliere e poi Capogruppo di Forza Italia a Palazzo Marino. Conosce bene Milano ma non smette mai di scoprire i problemi e le eccellenze che la metropoli produce ogni giorno. E’ Direttore e amministratore di Milanopost dal 2014 e crede nel ruolo dell’informazione locale per migliorare la città e i suoi abitanti.

