Le critiche alla variante del Piano di Governo del Territorio di Milano non arrivano soltanto dall’opposizione di centrodestra. A contestare le scelte urbanistiche dell’Amministrazione è anche Francesco Fortinguerra, esponente di Europa Verde-Alleanza Verdi Sinistra, che ha presentato una serie articolata di osservazioni chiedendo, qualora non vengano eliminate le criticità rilevate, l’assoggettamento della variante alla procedura ordinaria di Valutazione ambientale strategica.
È un intervento politicamente significativo perché proviene dalla stessa area ambientalista e progressista alla quale la Giunta milanese continua a richiamarsi. Fortinguerra mette infatti in discussione alcuni punti centrali della variante, accusandola di non offrire garanzie sufficienti sulla tutela del suolo, sull’ampliamento della Rete Verde, sulla riduzione delle disuguaglianze territoriali e sulla capacità di produrre benefici pubblici concreti e verificabili.
La contestazione più netta riguarda la modifica dell’articolo 7, che potrebbe subordinare o ritardare la cessione al Comune delle aree necessarie alla Rete Verde rispetto all’effettivo utilizzo dei diritti edificatori. Secondo Fortinguerra, la disponibilità delle aree destinate al verde, alla forestazione urbana, al drenaggio e alla mitigazione climatica non può dipendere dai tempi della valorizzazione immobiliare privata. Il rischio denunciato è che l’interesse pubblico venga ancora una volta rinviato, mentre gli operatori mantengono nella propria disponibilità aree strategiche per la città.
Le osservazioni criticano anche una pianificazione che non ridurrebbe in maniera sufficientemente decisa lo spazio riservato alle automobili. Nelle zone ben servite dal trasporto pubblico, in Area C, nelle ZTL e nelle aree pedonali, Fortinguerra chiede di limitare i parcheggi ai minimi inderogabili previsti dalla legge, destinando lo spazio recuperato a pedoni, biciclette, alberature, superfici permeabili e servizi di quartiere. Contestato anche il divieto generalizzato di cambiare la destinazione d’uso delle autorimesse, che rischierebbe di conservare artificialmente spazi per la sosta privata anche quando potrebbero essere riconvertiti a funzioni collettive.
Un altro punto riguarda i piani terra degli edifici negli Ambiti di Rigenerazione. L’eliminazione degli incentivi per attività di servizio, somministrazione e artigianato, secondo l’esponente di Europa Verde-Alleanza Verdi Sinistra, potrebbe impoverire ulteriormente la vita dei quartieri e ridurre la presenza di servizi di prossimità. Anche le regole edilizie vengono messe in discussione quando impediscono di liberare suolo, aumentare la permeabilità, piantare alberi o migliorare la ventilazione e l’ombreggiamento degli isolati.
Il giudizio politico che emerge dal documento è severo. La variante rischierebbe di affidarsi a dichiarazioni generiche, compensazioni future e successive fasi progettuali, senza inserire direttamente nelle norme obblighi, parametri e scadenze verificabili. Fortinguerra chiede invece che ogni intervento produca un miglioramento climatico e sociale netto, soprattutto nei quartieri più esposti alle isole di calore, agli allagamenti, all’inquinamento e alla carenza di verde.
Queste osservazioni aprono una crepa difficile da ignorare nella narrazione della Giunta. Da anni Palazzo Marino presenta il proprio modello urbanistico come sostenibile, inclusivo e attento all’ambiente. Ora è un esponente di Europa Verde-Alleanza Verdi Sinistra a sostenere che alcune scelte potrebbero ritardare la realizzazione delle infrastrutture ecologiche, preservare la dipendenza dall’automobile, indebolire i servizi di prossimità e favorire ancora una volta la valorizzazione immobiliare privata.
Il problema, dunque, non riguarda più soltanto lo scontro tra maggioranza e opposizione. Le critiche arrivano dall’interno dello stesso mondo politico che dovrebbe rappresentare l’anima più ambientalista della coalizione milanese. Se persino da sinistra si chiede di riscrivere la variante e di sottoporla a una valutazione ambientale più approfondita, per la Giunta diventa difficile liquidare ogni contestazione come una posizione pregiudiziale contro la trasformazione della città. Qui la richiesta è opposta: trasformare Milano, ma facendo prevalere davvero l’interesse pubblico sulla rendita e rendendo immediatamente esigibili quelle tutele ambientali che troppo spesso restano confinate nelle dichiarazioni di principio.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.