Torre Milano, le motivazioni: “Nessun complotto. E allora perché le nostre vite sono ferme da due anni?”

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Sono state depositate oggi (ieri ndr) le motivazioni della prima sentenza dei processi sull’urbanistica milanese: 119 pagine che, sul caso Torre Milano, escludono l’esistenza di un accordo criminoso tra costruttori, professionisti e funzionari comunali. Tutti e otto gli imputati erano stati assolti il 16 giugno.

«Leggiamo che la tesi del complotto è rimasta indimostrata, che non c’era volontà di eludere le norme, che i funzionari comunali erano convinti di operare correttamente e che è stato il Comune stesso a ingenerare nei privati la convinzione della legittimità dei titoli. E anzi, ha affermato che almeno fino al 2023 questa prassi era assolutamente legittima. Prendiamo atto. E poi guardiamo le nostre case e le nostre vite, che sono ferme da oltre due anni», dichiara Filippo Borsellino, portavoce del Comitato Famiglie Sospese.

«Qui c’è una domanda che un Paese civile deve porsi: si può sospendere la vita di migliaia di famiglie sulla base di una ricostruzione che poi un giudice definisce indimostrata? Noi non chiediamo impunità per nessuno e non entriamo nel merito delle responsabilità: chiediamo che il prezzo di un’ipotesi accusatoria non venga pagato da chi non c’entra nulla. Mutui su case che non esistono, affitti doppi, risparmi bruciati, famiglie che nel frattempo si sono separate per un vortice giudiziario. Questo prezzo lo abbiamo pagato noi, per intero, e non ce lo restituisce nessuno».

«Se, come dice la sentenza, il problema era un’interpretazione consolidata delle norme e una prassi comunale, allora era un problema amministrativo e normativo. Andava risolto dalla politica, con un atto, in poche settimane. Invece la politica ha abdicato, a partire dalla Giunta Sala, che non ha avuto il coraggio di rivendicare quanto fatto in questi anni. Anzi, ha delegato il proprio ruolo ad un’inchiesta penale una questione che doveva governare, e si è messa in attesa. Due anni di attesa che continuano, con titoli edilizi che non arrivano mai».

«C’è poi un passaggio che come cittadini ci lascia attoniti: chi ha coordinato quelle inchieste ha lasciato la magistratura a dicembre, con la vicenda ancora aperta e le nostre vite ancora sospese, e pochi mesi dopo si è candidata vicesindaca di Milano con delega alla Trasparenza. Non discutiamo il diritto di nessuno a candidarsi. Diciamo che chi ha contribuito ad aprire questa stagione dovrebbe sentire il dovere di aiutare a chiuderla, non di trasformarla in un programma elettorale. Noi famiglie sospese non siamo un capitolo di campagna elettorale: siamo persone che aspettano una firma, una casa. Siamo persone che aspettano di riavere la propria vita».

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