«Una planimetria modificata a sei giorni dalla scadenza delle offerte, con variazioni della superficie di uno dei lotti più prestigiosi della Galleria Vittorio Emanuele II. È l’ennesimo segnale di una gestione approssimativa da parte di Palazzo Marino di un patrimonio che, per valore economico, storico e simbolico, meriterebbe ben altro livello di attenzione. Non parliamo di un locale periferico o di una concessione di modesto valore. Il Lotto 1 viene indicato nel bando in 1.037,5 metri quadrati, con un canone annuo a base d’asta di 434.090 euro per una concessione di 18 anni: oltre 7,8 milioni di euro alla sola base d’asta nell’arco dell’intera concessione. E’ difficile comprendere come sia possibile arrivare a pochi giorni dalla chiusura di una gara di questo valore modificando la planimetria e segnalando variazioni della superficie. La Galleria Vittorio Emanuele II è uno dei beni più preziosi del Comune di Milano: Dovrebbe essere amministrata con precisione assoluta, non attraverso correzioni dell’ultimo momento. La questione non è soltanto formale. Il Comune ha spiegato che il canone previsto per la libreria viene determinato applicando un valore calmierato al metro quadrato. Se cambia la superficie rappresentata, Palazzo Marino deve quindi spiegare in maniera trasparente cosa sia cambiato, di quanti metri quadrati e se il dato di 1.037,5 metri quadrati indicato nel bando sia ancora quello corretto. La sensazione è quella di un’amministrazione che arriva ancora una volta lunga su atti che dovrebbero invece essere preparati e verificati con grande anticipo. Se a sei giorni dalla scadenza bisogna correggere la rappresentazione delle superfici di un immobile in Galleria, è legittimo chiedersi con quale livello di accuratezza sia stata predisposta l’intera procedura. Quando si gestisce un patrimonio di questo livello non sono ammissibili superficialità. La Galleria produce entrate milionarie ed è uno dei simboli internazionali di Milano. Ogni metro quadrato ha un valore economico enorme e ogni procedura dovrebbe essere inattaccabile sotto il profilo della precisione e della trasparenza. Palazzo Marino chiarisca quindi immediatamente quale fosse la superficie rappresentata nella precedente planimetria, quale sia quella corretta, perché la modifica sia arrivata soltanto il 9 settembre e se vi siano conseguenze sul canone, sull’offerta tecnica o sulle condizioni della gara. Se la modifica è davvero irrilevante, il Comune pubblichi un confronto chiaro tra la vecchia e la nuova planimetria e spieghi tutto. Se invece incide sulla preparazione delle offerte, mantenere la scadenza del 15 settembre sarebbe un ulteriore errore: in quel caso i termini devono essere prorogati. Un patrimonio così importante non può essere gestito con il metodo delle correzioni all’ultimo minuto».
Così il Deputato di Fratelli d’Italia, vice Presidente della Commissione Affari Costituzionali ed ex vice Sindaco delle Giunte di Centrodestra milanesi Riccardo De Corato.
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