Arrivati a Milano a partire dal 2024, i nuovi convogli Galileo destinati alle linee M1 e M3 non hanno ancora accolto a bordo il primo passeggero. Che fine hanno fatto? Per capire i motivi di un’attesa così prolungata, Milano Città Stato ripercorre la vicenda attraverso il confronto con casi analoghi a Roma e a Londra. Tra iter autorizzativi complessi, collaudi di sicurezza con ANSFISA e le difficoltà tecniche di far dialogare convogli di ultima generazione con infrastrutture storiche, emerge un quadro che spiegherebbe il lungo ritardo nell’entrata in funzione dei nuovi mezzi.
Di seguito pubblichiamo integralmente l’analisi di Milano Città Stato:
Il mistero dei nuovi treni «scomparsi» della metro di Milano: forse svelato l’arcano
I Galileo sono arrivati a Milano dal 2024 ma non sono ancora entrati in servizio. I casi di Roma e Londra potrebbero spiegare il lungo ritardo
Il primo dei nuovi treni della metro è arrivato a Milano quasi due anni fa. Ma ancora è entrato in servizio. Da mesi seguiamo la vicenda dei nuovi treni destinati a M1 e M3 senza una data certa per il debutto. Quello che sta accadendo a Roma, e prima ancora a Londra, potrebbe spiegare il motivo.
Dei nuovi treni della metropolitana di Milano ci siamo occupati più volte negli ultimi anni. Il primo dei 21 convogli destinati alla M1 era arrivato al deposito di Precotto già nel dicembre 2024, dopo essere stato prodotto da Hitachi Rail nello stabilimento di Reggio Calabria. I nuovi mezzi, successori dei Leonardo, fanno parte di una fornitura che comprende anche 25 convogli destinati alla M3. Milano si era quindi mossa prima di Roma, dove il primo nuovo Hitachi per le linee A e B sarebbe arrivato soltanto nella primavera dell’anno seguente. Eppure il nuovo treno milanese non è ancora entrato in servizio.
Nei mesi successivi sono comparsi altri convogli e sono state diffuse anche le prime immagini dei modelli con la livrea gialla destinati alla M3, senza che questo portasse al debutto commerciale. Nell’ultimo aggiornamento avevamo evidenziato proprio il confronto con Roma, dove i nuovi treni, ordinati successivamente, avevano iniziato le prove in linea. La domanda rimaneva quindi la stessa: che fine hanno fatto quelli di Milano?
Una possibile risposta arriva proprio dalla Capitale. I nuovi convogli romani appartengono alla stessa famiglia dei Galileo milanesi, evoluzione dei Leonardo già utilizzati a Milano. Il primo esemplare romano è stato consegnato al deposito di Magliana l’8 aprile 2025 e inizialmente era stata prospettata la possibilità di farlo entrare in servizio già nell’estate dello stesso anno. A settembre 2026, però, i nuovi Hitachi non trasportano ancora passeggeri. Nel frattempo il primo convoglio ha affrontato una lunga serie di verifiche e prove tecniche. Nell’estate 2026 è stato comunicato il completamento positivo delle prove preliminari e il conseguimento del NOT, Nulla Osta Tecnico. Rimane però un ulteriore passaggio prima dell’apertura ai passeggeri: il NOE, Nulla Osta all’Esercizio. La consegna del treno rappresenta quindi soltanto l’inizio di un percorso che può richiedere molti mesi prima dell’effettiva entrata in servizio.
La spiegazione riguarda il sistema di verifiche previsto per l’introduzione di nuovo materiale rotabile. Le competenze che in passato erano divise tra ANSF e USTIF sono confluite in ANSFISA, come spiegato da Odissea Quotidiana, l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali. Il procedimento non consiste soltanto nel verificare che il convoglio funzioni: il prototipo deve essere provato sull’infrastruttura sulla quale dovrà circolare e i risultati possono rendere necessarie modifiche e ulteriori verifiche. Diventa quindi difficile stabilire in anticipo quante iterazioni saranno necessarie prima di ottenere tutte le autorizzazioni.
Il problema aumenta quando un mezzo di nuova generazione deve integrarsi con sistemi costruiti molti decenni prima. A Roma la linea B dispone ancora di infrastrutture e sistemi di segnalamento datati. A Milano M1 è in esercizio dal 1964, mentre M3 dal 1990. Questo non dimostra che i Galileo milanesi siano fermi esattamente per gli stessi motivi, in assenza di una spiegazione dettagliata da ATM o Hitachi, ma individua un passaggio tecnico che può occupare una parte consistente del tempo trascorso dalla consegna.
Sempre Odissea Quotidiana ha indagato su quanto sta accadendo sulla Piccadilly Line di Londra, dove si registra una situazione analoga. I nuovi treni Siemens 2024 Stock, la cui produzione è iniziata nel 2022, avrebbero dovuto debuttare nel 2024, ma i collaudi sono proseguiti per tutto il 2025 e nel 2026. Anche in questo caso i nuovi convogli devono essere integrati con una linea storica, la cui prima tratta risale al 1906. Transport for London ha ricondotto i ritardi alla complessità delle prove e dell’adeguamento all’infrastruttura esistente. Il caso londinese mostra quindi che tempi molto lunghi per i collaudi non riguardano soltanto l’Italia.
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