Bruxelles muove ufficialmente i primi passi sull’emergenza casa. Presentato oggi dal Commissario europeo per l’Energia e l’Edilizia abitativa Dan Jorgensen, il nuovo Affordable Housing Act introduce un regolamento per dare ai Comuni il potere di limitare gli affitti brevi nelle aree definite a “stress abitativo”. Una svolta politica pensata per frenare l’aumento dei canoni nei centri urbani, ma che rischia di trasformarsi in un boomerang per il mercato immobiliare italiano e per oltre mezzo milione di famiglie.
Il parametro contestato: perché l’Italia rischia di più
Il cuore della proposta si basa su un algoritmo matematico: un’area viene considerata in stress abitativo se il rapporto tra il prezzo medio delle case e il reddito medio dei residenti è pari o superiore a 8, in costante crescita da almeno dieci anni. Superata questa soglia, i sindaci avranno carta bianca per applicare blocchi e restrizioni, anche a livello di singoli quartieri.
Le associazioni di categoria, a partire da AIGAB e Confedilizia, lanciano tuttavia un chiaro allarme sui criteri scelti:
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Distorsione dei redditi: In Italia i calcoli IRPEF si basano su redditi individuali e storicamente più bassi rispetto alla media europea, farcendo schizzare quasi tutte le città d’arte e le località turistiche oltre il parametro di rischio.
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Il peso reale delle locazioni turistiche: Gli affitti brevi rappresentano appena l’1,3% dell’intero patrimonio immobiliare nazionale (e non superano il 5% nei momenti di picco nelle grandi metropoli), a fronte di quasi 10 milioni di abitazioni lasciate completamente vuote.
Il nodo delle case vuote e le reazioni del settore
La critica principale riguarda la mancanza di una visione d’insieme sulla rigenerazione urbana. Per gli operatori del settore, penalizzare i privati non genererà automaticamente una maggiore offerta di contratti a lungo termine.
Come sottolineato dai rappresentanti dei property manager e dalle categorie dei proprietari, vietare una destinazione d’uso senza tutelare contro le morosità né incentivare il recupero dello sfitto rischia unicamente di svalutare gli immobili o farli rimanere inutilizzati. Il settore chiede quindi formalmente a Bruxelles di correggere i parametri di calcolo, elevare la soglia d’allarme da 8 a 12 e condizionare qualsiasi divieto al previo utilizzo delle proprietà pubbliche oggi vuote.
L’iter verso il 2028
L’approvazione finale dell’Affordable Housing Act attraverso il Parlamento europeo e il Consiglio non è prevista prima del 2028. Fino ad allora le norme locali già vigenti in città come Firenze, Venezia, Milano o Roma proseguiranno il loro corso, ma il dibattito sull’equilibrio tra diritto alla casa e tutela della proprietà privata è ormai aperto a livello continentale.
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