Sono le otto del mattino di martedì 25 agosto. Tra via Marocco e via Superga, nel quartiere milanese di NoLo, due uomini si muovono in mezzo alla strada completamente fuori controllo. Uno impugna un lungo bastone, l’altro raccoglie oggetti da terra e si avvicina alle automobili ferme. Urlano, gesticolano e occupano la carreggiata, mentre una vettura è costretta ad arrestarsi sulle strisce pedonali. Una scena di ordinario degrado, ripresa da una finestra quando la città dovrebbe semplicemente svegliarsi e andare al lavoro.
Le immagini non permettono di ricostruire le cause dell’accaduto, ma mostrano con chiarezza il risultato: uno spazio pubblico nel quale le regole sembrano sospese e i residenti possono soltanto osservare dall’alto, sperando che nessuno si faccia male. Non è notte fonda, non siamo in una strada isolata e non si tratta di una sensazione alimentata dalla propaganda. È pieno giorno, in un quartiere abitato, davanti alle case e alle attività commerciali.
Queste immagini sono il riassunto di quindici anni di buonismo della sinistra milanese. Per troppo tempo ogni richiesta di sicurezza è stata liquidata come allarmismo, ogni denuncia del degrado come intolleranza e ogni proposta di maggiore controllo come una deriva repressiva. Si è preferito cambiare il vocabolario anziché cambiare la realtà, cercando una giustificazione sociale per qualsiasi comportamento e dimenticando sistematicamente i diritti delle persone perbene.
La conseguenza è una città nella quale l’eccezione è diventata abitudine. Le periferie e i quartieri popolari sono stati trasformati in laboratori ideologici, mentre chi vi abita deve convivere con spaccio, occupazioni, bivacchi, violenza e persone palesemente fuori controllo. Il tutto sotto gli occhi di un’amministrazione molto più rapida nel multare un’automobile o imporre nuovi divieti che nel garantire l’ordine nelle strade.
La sicurezza non è uno slogan e non è nemmeno un tema “di destra”: è il primo diritto sociale, perché chi ha più possibilità può cambiare quartiere, pagarsi protezioni e sottrarsi al degrado, mentre gli altri sono costretti a subirlo. Dopo quindici anni di governo della sinistra, Milano non ha più bisogno di lezioni morali. Ha bisogno di presidio del territorio, controlli, interventi immediati e certezza delle conseguenze per chi rende invivibili le sue strade.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.