Il primato economico non basta più per garantire una qualità della vita eccellente. È quanto emerge dal report Dove e perché si vive meglio in Italia? Lo Smart City Index, curato dalla Rome Business School. Lo studio misura il grado di sostenibilità e innovazione di venti capoluoghi di regione analizzando sei aree chiave: economia, governance, mobilità, ambiente, capitale umano e condizioni di vita.
Trento in vetta, Milano fuori dalla top 5
A trionfare nella graduatoria nazionale è Trento (52,7 punti su 100), seguita da Aosta (51) e Bologna (47,5). Il capoluogo trentino conquista la vetta grazie a un perfetto bilanciamento tra una quota di verde urbano pari al 46%, una bassa concentrazione di particolato sottile e tempi di percorrenza stradale dimezzati rispetto alle grandi metropoli.
Per Milano il bilancio è invece agrodolce: pur dominando la classifica dell’economia (PIL pro capite di circa 52.800 euro) e garantendo un’elevata digitalizzazione dei servizi pubblici, scivola fuori dalla top five fermandosi a 43,3 punti. A pesare sul risultato dell’area milanese sono le criticità quotidiane:
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Pressione abitativa: prezzi immobiliari elevati (fino a oltre 7.000 €/m²) e un costo della vita che erode il potere d’acquisto reale.
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Inquinamento e traffico: penultimo posto nella dimensione ambientale, affiancato da tempi di percorrenza medi di oltre 31 minuti per soli 10 chilometri.
Il divario territoriale e il confronto europeo
Il report mette in luce anche il costante divario Nord-Sud, dove le città meridionali scontano debolezze nella governance e nell’occupazione, pur vantando ottime prestazioni ambientali in centri come Potenza e Catanzaro.
A livello internazionale, nessuna città italiana riesce ad accedere alla top 10 dominata da Copenaghen con 63,2 punti, oltre dieci in più rispetto a Trento, grazie a un utilizzo dei servizi pubblici digitali superiore al 94%, una concentrazione di PM2.5 intorno a 7 µg/m³ e un PIL pro capite di circa 73.700 euro. Seguono Monaco, Lussemburgo e Dublino, tutte oltre quota 59. Trento si posiziona nella fascia intermedia vicino a metropoli come Madrid, Parigi e Lisbona, mentre Milano si attesta tra Barcellona e Atene.
Lavoro ibrido e nuova geografia della vivibilità
Parallelamente, la diffusa affermazione del lavoro ibrido sta rivoluzionando i criteri di scelta della residenza, affrancando molti professionisti dal vincolo della presenza fisica in sede. La possibilità di lavorare da remoto favorisce centri medi come Bergamo, Udine e Parma, oltre al fenomeno del South Working, che vede lavoratori qualificati rientrare nel Mezzogiorno mantenendo contratti con aziende del Nord o estere. Come sottolinea lo studio, le scelte individuali non premiano più soltanto l’offerta occupazionale, ma la reale capacità di un territorio di convertire crescita e innovazione in benessere quotidiano.
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