“In questo caldo agosto sono stato per la maggior parte del tempo a Milano. Nei momenti di libertà ho camminato nei parchi cittadini. Ho potuto constatare lo stato di abbandono e di incuria del verde, con giovani alberi rinsecchiti e prati completamente bruciati dal sole. Di impianti di irrigazione nemmeno l’ombra. Allora ho iniziato a leggere il fantasmagorico Piano Verde elaborato dall’assessore Grandi e presentato il 24 luglio, con la consueta retorica ecotalebana del “Ci pensiamo noi a salvare il pianeta”, la pomposa scenografia istituzionale e altrettanto consueta assenza di sostanza. Ne ho ricavato alcune considerazioni”. Lo dichiara Alessandro De Chirico, consigliere comunale di Forza Italia. “Il primo punto che appare lampante è che dell’emergenza “caldo tropicale” che ha usato anche l’assessore Grandi per commentare le elevate temperature non c’è traccia nelle 64 pagine del Rapporto Preliminare pubblicato nemmeno un mese fa. Nessun capitolo sull’irrigazione di soccorso, nessuna cifra sul fabbisogno idrico degli alberi in stress, nessuna revisione della lista delle specie da mettere a dimora, nessun riferimento alle 30 autobotti utilizzate per irrigare i parchi cittadini.
Il secondo problema è che questo “strumento strategico”, per stessa ammissione del testo, è “volontario, non prescrittivo e non normativo”: tradotto, non impegna nessuno a fare nulla. Arriva a mandato quasi concluso, dopo cinque anni in cui l’assessore avrebbe potuto piantare alberi e salvare quelli già a dimora, almeno installando dei sistemi d’irrigazione meno inquinanti delle autobotti, invece di produrre presentazioni, e viene messo in consultazione pubblica dal 17 luglio al 31 agosto: cioè nel mese in cui Milano, semplicemente, ha la testa al meritato riposo. Difficile immaginare una finestra di partecipazione più teoricamente aperta e praticamente vuota.
Il terzo punto – prosegue – riguarda i soldi, o meglio la loro totale assenza: nel capitolo dedicato alle risorse non compare uno stanziamento, un euro, una copertura. Si citano genericamente “bandi europei” e “risorse ordinarie”, la stessa formula che si usa quando non si ha in mano nulla di concreto. Un piano senza budget non è un piano, è solo un retorico e ideologico comunicato stampa.
Il quarto elemento è ancora più imbarazzante per chi, come l’assessore, si professa tecnica dell’ambiente: il documento dichiara esplicitamente di non fissare “target quantitativi vincolanti”. Nello stesso mandato, la stessa giunta ha approvato il Piano Aria Clima con obiettivi numerici precisissimi, -45% di emissioni al 2030, neutralità climatica al 2050. Perché il Piano del Verde, che dovrebbe essere la risposta più immediata al caldo che sfianca gli alberi, rinuncia proprio ai numeri? Forse perché un numero, a differenza di un aggettivo come “sfiancati” – utilizzato a più riprese dalla Grandi -, si può verificare.
Il quinto è la matrice di valutazione ambientale: quasi tutte le 17 azioni ottengono un giudizio positivo su quasi tutte le componenti ambientali, con un’unica valutazione qualitativa applicata a un territorio dichiarato eterogeneo nello stesso documento. Un compito in classe dove lo studente si dà da solo tutti sette meno uno.
Aggiungo, da cittadino amante del verde prima ancora che da consigliere, un ultimo dettaglio che dice molto: il Piano dedica pagine appassionate alla farnia, al carpino bianco, agli ontani del querceto planiziale, la flora storica di Milano. Bellissimo, se non fosse che sono esattamente le specie meno adatte a un clima che, a detta della stessa Grandi, richiede ormai essenze “tropicali”. Il Piano celebra il passato botanico della città mentre il cambiamento climatico ne certifica il tramonto. Insomma, un documento che non tiene assolutamente conto del contesto attuale. Come se fosse stato scritto nel secolo scorso.
Milano meriterebbe un assessorato capace di far quadrare i conti tra le autobotti e gli alberi da innaffiare prima di occuparsi di scenari al 2050. Anche se non c’è da stupirsi visto che gli ecotalebani che amministrano la città sono gli stessi che realizzano nuove piante senza nemmeno un cespuglio. Temo che questo Piano, più che un’eredità per la città, sia destinato a diventare solo una parcella da pagare per lo studio che AMAT ha regolarmente fatturato e un testamento delle migliaia di alberi che si schiantano a terra durante i temporali o escono sempre più “sfiancati” dal caldo tropicale che nei prossimi anni continuerà ad aumentare”.
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