Affori, strappate due catenine a un residente: «Restano impotenza e amarezza»

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Un pomeriggio di festa trasformato in pochi istanti in paura e rabbia. È quanto accaduto il 15 agosto in via Enrico Cialdini, dove un abitante di Affori è stato avvicinato alle spalle e derubato delle due catenine che portava al collo.

L’uomo stava tornando dalla messa celebrata nella parrocchia di Dergano e camminava insieme alla moglie. Poco dopo il ponte aveva notato alle proprie spalle un giovane, senza tuttavia attribuire particolare importanza alla sua presenza. Arrivato all’altezza di via Montanari, si è sentito improvvisamente afferrare per una spalla: l’aggressore gli ha strappato le due catenine ed è fuggito.

Solo in quel momento il residente si è reso conto che il responsabile era lo stesso giovane che lo aveva seguito per un tratto. Secondo la descrizione fornita dalla vittima, si tratterebbe di un ragazzo nordafricano di circa vent’anni. L’uomo ha tentato di inseguirlo lungo via Scarsellini. A metà della strada lo ha visto fermarsi, ma il giovane, accortosi che il residente continuava a corrergli dietro, ha ripreso la fuga svoltando in via Nicotera e facendo perdere le proprie tracce.

Il fatto sarebbe avvenuto intorno alle 18.45. Subito dopo è stato contattato il 112 e una pattuglia è arrivata verso le 19.20 davanti all’Esselunga di Affori Centro, dove l’uomo aveva concordato di farsi trovare. Il residente ha fornito le proprie generalità e ricostruito l’accaduto. La mattina seguente si è quindi recato presso la stazione dei Carabinieri di via Cialdini per presentare denuncia.

«Quello che mi lascia più amareggiato è il senso di impotenza», racconta un abitante di Affori. «È una sensazione che provo come cittadino, ma che mi è sembrato di percepire anche nelle forze dell’ordine. Mi è stato spiegato che sarà verificata la presenza di eventuali telecamere nella zona: se esistono immagini utili si potrà tentare di identificare il responsabile, altrimenti sarà molto difficile fare qualcosa».

«Non possiamo accettare che chi cammina nel proprio quartiere debba guardarsi continuamente alle spalle per paura di essere seguito e rapinato», dichiara Enrico Turato, Consigliere di Municipio. «Affori sta vivendo da tempo un problema di sicurezza che non può più essere liquidato come una semplice percezione. Servono una maggiore presenza sul territorio, controlli costanti e una rete di videosorveglianza realmente efficace. Le forze dell’ordine fanno quanto possono, ma devono essere messe nelle condizioni di intervenire e di identificare rapidamente chi commette questi reati».

«Per noi giovani episodi come questo hanno un effetto concreto: cambiano il modo in cui viviamo il quartiere», aggiunge Ginevra Turato, giovane di Affori. «Si evita una strada, si accelera il passo, si controlla chi cammina dietro di noi. Non dovrebbe essere normale avere paura tornando a casa, né di giorno né di sera. Affori deve tornare a essere un luogo nel quale tutti possano muoversi liberamente e senza sentirsi in pericolo».

Il furto di due catenine non può essere ridotto al solo valore economico degli oggetti sottratti. Rimangono la violenza del gesto, la paura vissuta dalla vittima e la sensazione che chi delinque possa fuggire senza conseguenze. A mio giudizio, queste situazioni nascono e si aggravano anche perché nel nostro Paese troppo spesso manca la certezza della pena. Le forze dell’ordine possono presidiare il territorio, intervenire e individuare i responsabili, ma il loro lavoro rischia di essere vanificato se la magistratura non assicura una risposta rapida, rigorosa e proporzionata. Senza conseguenze effettive, l’impunità percepita finisce per incoraggiare chi delinque e per lasciare i cittadini sempre più soli.

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