A cinquant’anni dal tragico incidente dell’Icmesa di Seveso, il territorio della Brianza vive una fase cruciale di risanamento ambientale. I lavori di bonifica condotti da Autostrada Pedemontana Lombarda rappresentano un passaggio essenziale: non solo consentono l’avanzamento di una delle infrastrutture viarie più importanti della regione, ma restituiscono sicurezza a un’area segnata da una complessa eredità storica e ambientale.
L’infrastruttura attraverserà uno dei contesti più densamente urbanizzati d’Italia, la provincia di Monza e Brianza. Per garantire la massima tutela della salute pubblica, la protezione dell’ambiente e la sicurezza nei cantieri, la società ha predisposto un articolato ed esaustivo piano di interventi preliminari.
Le origini dell’intervento: l’eredità del 10 luglio 1976
La necessità delle operazioni di bonifica affonda le sue radici nell’incidente industriale avvenuto nel 1976 presso lo stabilimento ICMESA di Meda. La fuoriuscita e la dispersione di una nube tossica di diossina contaminarono una vasta porzione di territorio nei comuni di Barlassina, Meda, Seveso, Cesano Maderno, Desio e Bovisio Masciago.
Questa ferita storica è stata ricordata di recente dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della sua visita al Parco regionale “Bosco delle Querce”, l’area naturalistica sorta sui terreni interamente bonificati. Il Capo dello Stato ha sottolineato come la tragedia di Seveso sia diventata un paradigma per l’avvio di normative europee e nazionali fondamentali, tra cui la Valutazione di Impatto Ambientale e le Autorizzazioni Integrate Ambientali.
L’evento diede inoltre impulso alla nascita di importanti strumenti normativi e organismi di tutela. Tra questi figura la Direttiva Seveso, approvata a livello europeo per prevenire e gestire i rischi di incidenti industriali rilevanti, e la Fondazione Lombardia per l’Ambiente, costituita nel 1986 come ente scientifico volto a valorizzare le competenze tecniche maturate dopo il disastro. Nel 2010 è stato poi fondato l’Osservatorio Ambientale, con il compito di garantire trasparenza e informazione costante ai cittadini in materia di tutela ambientale e salute pubblica.
Le prime operazioni di risanamento si svolsero tra il 1977 e il 1986 con la suddivisione del territorio in tre zone distinte a seconda del grado di contaminazione rilevato. Le attività attuali si inseriscono come naturale proseguimento di quel percorso storico di tutela.
La bonifica sul tracciato delle tratte A36
L’ampliamento della ex strada statale SP35 Milano-Meda per la realizzazione delle nuove tratte dell’autostrada A36, nel tratto compreso tra Lentate sul Seveso e Vimercate, interferisce con i comuni storicamente colpiti dalla diossina.
In seguito a rigorose indagini ambientali, sono state individuate aree con valori residui di contaminazione superiori ai limiti vigenti. Il percorso operativo, concordato con Regione Lombardia nel corso di specifiche Conferenze dei Servizi, prevede la bonifica totale di queste zone prima dell’allestimento dei cantieri autostradali.
L’intervento è stato strutturato in otto lotti funzionali distribuiti tra i comuni di Seveso, Cesano Maderno e Meda. Per garantire la massima trasparenza, Autostrada Pedemontana Lombarda partecipa a un Tavolo di confronto permanente insieme ai Sindaci e alle Associazioni ambientaliste territoriali, creando un canale di dialogo costante tra istituzioni, aziende e cittadinanza.
Come funziona il piano operativo di bonifica
Le operazioni di bonifica coprono una superficie complessiva di circa 120.000 metri quadrati e vedono il coinvolgimento diretto di Regione Lombardia, Provincia di Monza e Brianza, Comuni interessati, ATS Brianza, ARPA e l’Ente Parco Bosco delle Querce. I lavori sono affidati a ditte specializzate che operano al fianco del Contraente Generale, la società Pedelombarda Nuova guidata da WeBuild.
L’intervento si sviluppa attraverso due fasi principali consecutive. La prima fase comprende tutte le attività preliminari, tra cui la predisposizione delle piste di cantiere, la bonifica da ordigni bellici, le demolizioni di strutture preesistenti, lo smaltimento dei rifiuti derivanti e l’allestimento delle aree di lavoro con i necessari dispositivi di sicurezza per le maestranze.
La seconda fase riguarda lo scavo e lo smaltimento vero e proprio: i terreni interessati vengono rimossi e caricati direttamente su mezzi di trasporto chiusi e posizionati all’esterno della zona di scavo, per poi essere trasferiti verso impianti di smaltimento autorizzati. Le aree oggetto di intervento vengono protette con teli impermeabili e l’intero perimetro di cantiere viene recintato e sorvegliato continuamente.
Al termine dei lavori per ogni singolo lotto e dopo le verifiche di collaudo con esito positivo, le autorizzazioni finali permetteranno di attestare l’avvenuta bonifica, passaggio formale indispensabile per svincolare i terreni e procedere con i cantieri autostradali.
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