A due anni esatti dal sequestro del cantiere dell’edificio LAC, il Comitato Famiglie Sospese si è riunito ieri mattina, alle 10:40, davanti al Palazzo di Giustizia di Milano, insieme a imprenditori e associazioni di categoria.
È la prima volta che il tessuto sociale ed economico della città si ritrova insieme su questo tema: al presidio hanno partecipato famiglie, imprese del settore e associazioni di categoria, a testimoniare quanto il blocco dei cantieri non riguardi solo chi ha acquistato una casa, ma l’intera filiera che vive e lavora attorno all’edilizia milanese.
Ad accogliere i presenti, una stampa gigante del Gioco dell’Oca in versione milanese: un regalo simbolico per il secondo “compleanno” del sequestro, con al centro la cifra che riassume la vicenda — 4.500 famiglie sospese da due anni. A dare corpo alla scena, due figure vestite da giudice e da politico, che si sono passate a turno un dado gigante: un gesto che racconta, meglio di tante parole, come le vite delle famiglie siano diventate una partita a scaricabarile tra le istituzioni.

“Ultimamente si parla sempre più di insicurezza a Milano: furti, aggressioni, violenza. Ma c’è un’altra insicurezza, meno visibile, che riguarda molti milanesi e molti giovani: l’insicurezza del presente e del futuro. Non sappiamo se avremo le stesse possibilità dei nostri nonni e dei nostri genitori, la possibilità di costruire una vita nella città in cui lavoriamo e a cui portiamo il nostro contributo ogni giorno — ha dichiarato Filippo Borsellino — paure e insicurezze che riguardano anche le imprese, le cooperative e tutto il mondo che ruota attorno all’edilizia della città.”
Da due anni, famiglie che hanno investito i risparmi di una vita in una casa si trovano sospese: case che non possono vivere, mutui che continuano a pagare, un futuro che resta bloccato.
Il Comitato si rivolge oggi a due interlocutori, con due richieste distinte.
Alla magistratura chiediamo che, dove possibile, si proceda al dissequestro dei cantieri: non per fermare l’accertamento delle responsabilità, ma perché le famiglie non possono continuare a pagare, con le loro vite, tempi che non dipendono da loro.
“Due anni di attesa, senza nemmeno una data di inizio del processo, per famiglie che non hanno colpe, non sono giustizia. Continueremo a chiedere risposte, soprattutto dopo le assoluzioni di tutti gli imputati coinvolti in casi simili, perché questa non è giustizia. Anche per questo motivo, stiamo valutando di presentare istanza di dissequestro dei cantieri bloccati” — dichiara Filippo Maria Borsellino.
“Alla politica chiediamo qualcosa di diverso e forse di più urgente: una norma nazionale che metta fine a questa incertezza strutturale, che oggi rende Milano una città bloccata, respingente, incapace di dare a chi ci vive la certezza minima di poter costruire un futuro. Milano ha bisogno di nuove case per il ceto medio, ha bisogno di tornare a crescere — a sperare, a sognare. E ha bisogno di regole chiare, che oggi non ci sono.”

Nel pomeriggio, la vicesindaca con delega alla Rigenerazione urbana del Comune di Milano, Anna Scavuzzo, ha commentato il presidio dichiarando: “Comprendo la preoccupazione e le istanze delle famiglie che oggi tornano a far sentire la loro voce […] confermo che stiamo lavorando su ogni percorso possibile”, annunciando anche l’avvio del procedimento di Verifica di Assoggettabilità a Vas per le residenze di via Cancano e parlando di “percorsi e cantieri che riprendono”.
Il Comitato Famiglie Sospese replica:
“Prendiamo atto delle dichiarazioni della Vicesindaca Scavuzzo. Ma di fronte a queste parole, non possiamo non ricordare che non è la prima volta che sentiamo promesse di questo tipo. Il 7 gennaio il sindaco Sala aveva assicurato che la soluzione fosse vicina. Sono passati mesi, e a quella promessa non ha fatto seguito nulla di concreto: solo un’altra, l’ennesima, di una lunga serie di rassicurazioni a vuoto che il Comitato ha ricevuto in questi due anni.
Ci viene detto che ‘si comincia a vedere’ qualche cantiere ripartire, che ci sono ‘misure rimediali’, che il percorso su via Cancano fa ‘un passo avanti’. Bene: ma un passo avanti su un procedimento non è una casa consegnata, non è un mutuo che smette di pesare, non è una vita che riparte. E soprattutto non è la prima volta che ci viene chiesto di avere pazienza e fiducia.
A due anni dal sequestro del cantiere LAC, dopopromesse rimaste sulla carta, non siamo più disposti ad accontentarci di annunci. Chiediamo che alle parole seguano finalmente atti, con scadenze definite e verificabili, nell’interesse delle 4.500 famiglie che da due anni attendono una risposta.”
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