Bresso, il parco giochi della discordia: bambini tra chiodi sporgenti e panchine distrutte

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Un’area giochi che somiglia più a un percorso a ostacoli pericoloso che a uno spazio di svago. Accade a Bresso, precisamente in via Giovanni Pascoli 22, dove quello che dovrebbe essere il punto di ritrovo pomeridiano delle famiglie della zona si è trasformato in un concentrato di insidie fisiche e intoppi burocratici.

Un campionario di pericoli ad altezza bimbo

La denuncia arriva direttamente da chi quel parco lo vive ogni giorno. Le strutture dedicate al relax di genitori e nonni sono ormai ridotte a ruderi degradati. La situazione attuale presenta criticità tutt’altro che trascurabili:

  • Panchine distrutte: sedute crollate e schienali parzialmente mancanti.

  • Ferramenta esposta: bulloni scoperti e schegge di legno marcio pronte a ferire chiunque si avvicini.

  • L’insidia peggiore: un grosso chiodo sporgente posizionato esattamente all’altezza degli occhi o del petto di un bambino.

Nonostante le prime segnalazioni formali risalgano a metà giugno, l’area non è ancora stata messa in sicurezza in modo definitivo.

Il rimpallo di responsabilità tra pubblico e privato

A bloccare la rimozione dei giochi e delle panchine danneggiate è il classico “pasticcio all’italiana” legato alla gestione dello spazio.

L’area in questione è di natura privata ad uso pubblico, regolata da una vecchia convenzione tra il Comune di Bresso e il condominio adiacente. Inizialmente, gli uffici tecnici comunali hanno frenato gli interventi proprio in virtù di questa natura ibrida dello spazio. Successivamente, nonostante l’amministratore condominiale abbia concesso il nulla osta ufficiale per procedere ai lavori di rimozione, nulla si è mosso.

La questione ha scatenato un acceso dibattito anche sui social network. Da un lato, il sindaco Simone Cairo ha puntato il dito contro le responsabilità del condominio; dall’altro, diversi residenti accusano la macchina comunale di nascondersi dietro a cavilli burocratici pur di non intervenire in tempi rapidi.

La fragile difesa del nastro segnaletico

L’unico tentativo di arginare il pericolo è stato l’utilizzo del classico nastro bianco e rosso da cantiere. Una soluzione temporanea che si è rivelata del tutto inutile: puntualmente, durante le ore serali, il nastro viene strappato o rimosso da ignoti, lasciando i chiodi e i legni taglienti nuovamente esposti alla curiosità e alla vivacità dei bambini che frequentano l’area il giorno successivo

(foto MilanoToday)

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