Tempi moderni: liste d’attesa, medicina di territorio e prevenzione.

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La risposta della Nefrologia di Desio

Un nefrologo brianzolo risponde al documento della Società Italiana di Nefrologia sulle liste d’attesa specialistiche: la realtà quotidiana è più complessa di qualsiasi schema teorico. E Desio ha già una proposta concreta.

Prime visita e liste d’attesa

Chi ha mai aspettato mesi per una prima visita specialistica in ospedale sa bene di cosa si tratta. Le liste d’attesa sono uno dei problemi più concreti e diffusi del sistema sanitario italiano, e la Lombardia, con la sua rete di prenotazioni integrata nel sistema CUP unico regionale, non fa eccezione.

Prof. Rodolfo Rivera

Ma cosa succede dall’altra parte dello sportello, nel momento in cui il medico specialista si siede di fronte al paziente? Quanto tempo ha davvero a disposizione, e quante di quelle ore vengono assorbite da adempimenti burocratici, piattaforme digitali, piani terapeutici e registri informatici?

A queste domande ha cercato di rispondere, in modo indiretto ma preciso, il prof. Rodolfo Rivera, direttore della Struttura Complessa di Nefrologia e Dialisi dell’Ospedale Pio XI di Desio, ASST Brianza, in una lettera pubblicata di recente sul Giornale Italiano di Nefrologia. Il testo, firmato insieme all’intera équipe del reparto, prende spunto da un documento ufficiale elaborato dal gruppo di lavoro della Società Italiana di Nefrologia (SIN), a prima firma della dott.ssa Simonetta Cimino, e si pone come voce critica e propositiva dal campo.

La visita specialistica non è un atto isolato: è il punto di arrivo di un processo complesso, che inizia molto prima che il paziente entri in ambulatorio e non finisce quando ne esce.

Il documento della SIN: standard necessari, ma non sufficienti

Il gruppo di lavoro della SIN, coordinato dalla dott.ssa Cimino con il contributo di tredici centri nefrologici distribuiti su tutto il territorio nazionale, ha pubblicato un documento di indirizzo con l’obiettivo di definire la durata minima raccomandabile per le visite nefrologiche: 45 minuti per la prima visita, 30 minuti per i controlli di follow-up. Un tentativo serio e necessario di uniformare gli standard nazionali e di dare alle agende ambulatoriali un riferimento condiviso, nell’ambito del più ampio Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa.

Rivera e i suoi collaboratori riconoscono il valore di questo contributo, ma segnalano con precisione lo scarto tra il modello proposto e la realtà operativa quotidiana. Non una critica, ma un’integrazione: quei tempi, nelle condizioni attuali, sono difficili da rispettare.

Charlot in corsia

Il titolo scelto per la lettera, Tempi moderni, non è casuale. Richiama il capolavoro di Charlie Chaplin del 1936, in cui Charlot è un operaio schiacciato dai ritmi della catena di montaggio, incapace di tenere il passo con un sistema che produce senza considerare il fattore umano. La metafora si applica con sorprendente precisione alla condizione del medico ospedaliero di oggi.

Rivera descrive con precisione i fattori che sottraggono tempo all’atto clinico: la gestione delle prescrizioni dematerializzate, i piani terapeutici, le esenzioni, i registri, i sistemi CUP con le relative piattaforme digitali. In Lombardia, l’obbligo di integrazione di tutte le agende nel sistema regionale ha migliorato la trasparenza dei flussi, ma ha anche generato un carico operativo aggiuntivo che ricade interamente sui medici. A questo si aggiunge la complessità della popolazione nefrologica: pazienti anziani, fragili, con pluripatologie, spesso con deficit cognitivi, accompagnati da caregiver, con cartelle incomplete e anamnesi che richiedono verifiche ripetute.

In un contesto che, per certi aspetti, richiama dinamiche organizzative quasi seriali, il tempo reale di gestione del paziente è sistematicamente superiore al tempo della prestazione contabilizzata.

La risposta: un modello che funziona

La parte più significativa del contributo di Rivera non è la descrizione dei problemi, ma la proposta di una soluzione concreta, già in atto sul territorio brianzolo. Il modello sviluppato dalla Nefrologia di Desio prevede l’utilizzo delle Case di Comunità (le strutture sanitarie territoriali introdotte dal Decreto Ministeriale 77 del 2022) per effettuare le prime visite nefrologiche al di fuori dell’ospedale, con una valutazione clinica iniziale strutturata secondo la classificazione KDIGO, l’impostazione del percorso diagnostico e l’esecuzione mirata di esami strumentali, inclusi ecografia nefrologica e monitoraggio pressorio delle 24 ore.

Quando il paziente accede agli ambulatori specialistici dell’ospedale, lo fa già in fase di controllo: con un profilo clinico definito, una stratificazione del rischio completata, un’incertezza diagnostica ridotta. La visita specialistica torna a essere un momento decisionale, non un punto di partenza nel buio.

A questo si aggiunge un elemento di rilievo istituzionale: la Nefrologia di Desio ha aperto il primo ambulatorio specialistico nefrologico della provincia di Monza e Brianza collocato all’interno di una Casa di Comunità, a Limbiate. Una prima nel territorio, che dimostra come l’integrazione ospedale-territorio prevista dalla normativa nazionale possa passare da enunciazione a pratica.

La prevenzione scende in piazza

Ma il modello non si ferma agli ambulatori. La Nefrologia di Desio ha avviato un programma sistematico di screening territoriali gratuiti, portando la prevenzione renale direttamente nei comuni della Brianza. Desio, Cesano Maderno, Lissone, Lentate sul Seveso, Besana in Brianza, Barlassina: sono già diverse le tappe di un percorso che prevede di toccare progressivamente tutti i comuni della provincia. Prossimamente anche Seregno, Nova Milanese e Seveso.

La scelta di Seveso non è casuale. Nel luglio 2026 ricorre il cinquantesimo anniversario del disastro industriale che nel 1976 colpì la zona, con l’esplosione dello stabilimento ICMESA e la fuoriuscita di diossina che rimane uno degli incidenti ambientali più gravi della storia europea. Quell’evento segnò in modo permanente la cultura della prevenzione ambientale in Italia e nel mondo, dando origine alla cosiddetta Direttiva Seveso, la normativa europea sul controllo dei rischi industriali. L’Ospedale di Desio svolse allora un ruolo sanitario determinante nella gestione dell’emergenza, un contributo che la memoria istituzionale non ha ancora adeguatamente riconosciuto.

Scegliere Seveso come tappa del programma di screening nefrologico nel cinquantesimo anniversario significa richiamare quella stessa cultura della prevenzione, traslandola dal piano ambientale a quello della salute renale: un gesto simbolicamente coerente e territorialmente radicato.

La prevenzione non si fa aspettando che i pazienti arrivino in ospedale. Si fa portando la medicina dove vivono le persone.

Un modello da esportare

L’esperienza della Nefrologia di Desio si colloca in piena coerenza con le più recenti iniziative legislative nazionali. La proposta di legge n. 1761 della XIX legislatura prevede l’introduzione di un programma diagnostico nazionale per l’individuazione precoce della malattia renale cronica nelle popolazioni a rischio: esattamente il tipo di attività che il team di Rivera sta già svolgendo sul campo, in collaborazione con medici di medicina generale, associazioni locali, enti del terzo settore e strutture territoriali.

La malattia renale cronica colpisce circa il 7% della popolazione italiana, una stima considerata prudente, dato che la prevalenza è in aumento ovunque nel mondo. In Lombardia si stimano oltre 700.000 persone coinvolte, la maggior parte delle quali non è consapevole della propria condizione. L’identificazione precoce è l’unico strumento per rallentare la progressione della malattia e ridurre l’enorme peso economico e umano che ne deriva.

Il messaggio implicito nel lavoro di Rivera è chiaro: i problemi del sistema ci sono, sono reali e vanno nominati. Ma la risposta non è attendere che il sistema si aggiusti dall’alto. È costruire soluzioni concrete, sul territorio, in collaborazione con chi quel territorio lo conosce. È quello che la Nefrologia brianzola sta facendo. E quello che, con le risorse e la volontà politica giuste, potrebbe diventare un modello per tutta la nefrologia italiana.

Riferimenti:

Cimino S, Ambrosini A, Bellizzi V, et al. Tempistica e durata delle visite nefrologiche in Italia. G ItalNefrol 2026;43(1).

Rivera RF, Pisano L, Colzani S, et al. Tempi moderni? Tempistica e durata della visita nefrologica in Italia. Dagli standard teorici alla sostenibilità organizzativa. G ItalNefrol 2026;43(3).

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