Re-Connect: una rete di opportunità per i giovani NEET

Lombardia

Intervista ad Andrea Ricciardiello, Direttore Generale di Time Vision scarl

Andrea Ricciardiello

Il fenomeno dei giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi formativi rappresenta una delle principali sfide sociali del nostro tempo. Per affrontarlo nasce Re-Connect, progetto finanziato da Regione Lombardia attraverso il Programma Regionale FSE+ 2021-2027, con il sostegno di Fondazione Cariplo, coordinato da Time Vision scarl. Ne parliamo con il Direttore Generale Andrea Ricciardiello.

Chi sono oggi i giovani NEET e perché rappresentano una delle sfide più importanti per il nostro territorio?

I giovani NEET sono ragazzi che, per ragioni diverse, si trovano fuori dai percorsi di studio, formazione e lavoro. Dietro questa definizione troviamo storie molto differenti, ma spesso accomunate da una progressiva perdita di fiducia nelle proprie capacità e da un allontanamento dalle opportunità offerte dalla società.

Si tratta di una sfida che riguarda tutti. Quando un giovane si disconnette dalla scuola, dal lavoro e dalla comunità, a soffrirne non è soltanto lui: è il territorio stesso che vede indebolirsi una parte importante del proprio capitale umano e sociale.

Quali sono le cause che più frequentemente portano un ragazzo a diventare NEET?

Il quadro delle cause è complesso. Spesso si intrecciano difficoltà scolastiche, fragilità familiari, problemi relazionali, insicurezza, mancanza di punti di riferimento o la sensazione di non avere prospettive.

Molti ragazzi non sanno come muoversi per inserirsi nel mondo del lavoro. Da un lato ci sono giovani preparati che non riescono a trovare la loro strada; dall’altro ci sono giovani privi di una formazione adeguata che spesso vivono situazioni famigliari difficili. A questo possono aggiungersi le problematicità dei territori, come l’isolamento dei luoghi montani e la carenza di collegamenti con i centri produttivi. In ogni caso, molti di questi giovani finiscono per demotivarsi e chiudersi in sé stessi nell’inerzia totale.

Quanto pesa la perdita di fiducia rispetto alla mancanza di opportunità?

Pesa moltissimo. Naturalmente le opportunità devono esistere, ma perché possano essere colte occorre che il giovane torni a credere nelle proprie possibilità.

Per questo riteniamo che sia necessario lavorare contemporaneamente sulle competenze, sulla motivazione e sulla costruzione di relazioni positive.

Da questa consapevolezza nasce Re-Connect. Che cos’è esattamente questo progetto?

Presentazione Progetto Re-Connect

Re-Connect è un programma rivolto ai giovani tra i 16 e i 29 anni residenti in Lombardia che non studiano e non lavorano. Sarà attivo per trenta mesi su tutto il territorio regionale, ma con centri di riferimento nei territori di Milano, Bergamo e Val Camonica e punta a coinvolgere duecento giovani.

Abbiamo costruito un percorso completamente gratuito che integra orientamento individuale, formazione, mentoring, laboratori esperienziali, attività dedicate all’Intelligenza Artificiale, tirocini extracurriculari e accompagnamento all’inserimento lavorativo. È previsto anche un sostegno economico che può arrivare fino a mille euro per i partecipanti.

Qual è l’idea che sta alla base del progetto?

L’idea è che il fenomeno NEET sia multidimensionale e richieda una risposta altrettanto multidimensionale.

Non basta offrire un corso o una singola opportunità lavorativa. Occorre aiutare il giovane a ricostruire fiducia, competenze, relazioni e capacità di progettare il proprio futuro.

Lei ha definito Re-Connect un “ecosistema”. Perché?

Perché non è un intervento isolato. Abbiamo costruito una rete territoriale composta da organizzazioni con competenze molto diverse che lavorano insieme verso un obiettivo comune.

Accanto a Time Vision, che coordina il progetto, partecipano Cornucopia Società Cooperativa Sociale, Yellow Tech, Junior Achievement Italia, L’Orma Impresa Sociale, ASD CD L. Franzioni APS ETS, Eurita Società Benefit, CROAS Lombardia e Città Metropolitana di Milano.

Ognuno di questi partner porta un contributo specifico: orientamento, innovazione digitale, educazione imprenditoriale, sport, benessere psicofisico, servizio sociale, formazione e politiche attive del lavoro. È proprio questa integrazione a rendere il progetto particolarmente innovativo.

Che valore aggiunto porta una rete così ampia di partner?

In primo luogo, ci permette di raggiungere e di coinvolgere un’ampia fascia di giovani NEET. Inoltre, ci dà la possibilità di costruire percorsi realmente personalizzati.

Non tutti i giovani arrivano con gli stessi bisogni. Alcuni hanno bisogno di recuperare fiducia, altri di acquisire competenze, altri ancora di confrontarsi rafforzare le proprie capacità relazionali. Quindi affrontiamo il fenomeno alla radice e solo in seguito avviamo l’inserimento in percorsi formativi e lavorativi.

La presenza di professionalità diverse ci permette di offrire risposte più efficaci e più vicine alle esigenze concrete di ciascuno.

Quali opportunità offre concretamente il progetto ai ragazzi che decidono di aderire?

Abbiamo previsto quattro percorsi personalizzati – Next Level, Spark, Boost e Bridge – che consentono di adattare l’intervento alle caratteristiche e agli obiettivi dei partecipanti, a seconda dei loro talenti e interessi.

Ogni giovane viene accompagnato nella costruzione di un progetto personale, che può includere attività formative, laboratori, mentoring, esperienze sul campo e tirocini extracurriculari.

Perché avete scelto di inserire anche l’Intelligenza Artificiale tra le attività del progetto?

Perché l’Intelligenza Artificiale sta già trasformando il mercato del lavoro e continuerà a farlo nei prossimi anni.

Vogliamo che i giovani acquisiscano familiarità con questi strumenti e sviluppino le competenze necessarie per affrontare i cambiamenti in corso. Comprendere le nuove tecnologie significa aumentare le proprie opportunità professionali e la propria capacità di orientarsi nel mondo contemporaneo.

Quale ruolo avranno le imprese?

Un ruolo fondamentale.

Le aziende rappresentano il luogo nel quale le competenze incontrano la realtà. Attraverso i tirocini e le collaborazioni con il mondo produttivo vogliamo offrire ai giovani occasioni concrete di crescita e di inserimento professionale.

Quale risultato vi piacerebbe poter raccontare fra tre anni?

Ci piacerebbe raccontare storie di giovani che hanno ritrovato fiducia in se stessi, che sono rientrati in percorsi di formazione e lavoro e che hanno ricominciato a sentirsi parte attiva della comunità. Peraltro, saranno un esempio positivo per i loro pari, fungendo da traino.

Accanto ai risultati individuali, vorremmo anche lasciare in eredità una rete territoriale più forte e capace di collaborare stabilmente sul tema delle politiche giovanili.

Quale messaggio desidera rivolgere ai ragazzi che oggi si sentono bloccati o senza prospettive?

Direi loro di non identificarsi con il momento che stanno vivendo. Anche quando la situazione sembra immobile, esistono opportunità che possono aiutare a ripartire. Il primo passo è non chiudersi e avere il coraggio di chiedere aiuto.

Come partecipare al Progetto Re-Connect:

www.reconnectgiovani.it

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