L’edizione 2027 del QS World University Rankings fotografa un momento di straordinaria vitalità per le università di Milano, che trainano il sistema accademico italiano in un contesto europeo generalmente caratterizzato da una perdita di competitività.
Il Politecnico di Milano consolida il proprio primato nazionale per il dodicesimo anno consecutivo e mette a segno un risultato storico: guadagnando 11 posizioni rispetto all’anno precedente, l’ateneo di Piazza Leonardo da Vinci raggiunge l’87° posto assoluto a livello globale. Si tratta del posizionamento più alto mai registrato da una scuola italiana nella storia di questa classifica e dell’unica presenza del nostro Paese all’interno della top 100 mondiale, a coronamento di un percorso di crescita che ha visto il Politecnico recuperare ben 95 posizioni nell’ultimo decennio.
Il sistema Italia si muove in controtendenza rispetto all’Europa
Se i vertici del ranking rimangono dominati dalle istituzioni storiche — con il Massachusetts Institute of Technology (MIT) al primo posto, seguito dall’Imperial College di Londra e da Stanford — i dati complessivi mostrano una dinamica insolita per il continente europeo. Mentre i principali sistemi universitari della regione subiscono una flessione, l’Italia registra un trend decisamente positivo: su 47 atenei inclusi nella classifica di QS Quacquarelli Symonds, 26 hanno migliorato il proprio posizionamento e solo 15 sono arretrati. Un dato emblematico è che tutte le prime dieci università italiane hanno registrato un progresso.
Oltre alle ottime performance di Sapienza di Roma (al 111° posto), Università di Bologna (123°) e Università di Padova (204°), spicca l’ottimo risultato della seconda realtà milanese: l’Università degli Studi di Milano. La Statale ha infatti compiuto un balzo di cento posizioni esatte, passando dal 370° al 270° posto della classifica globale.
Il nodo dei finanziamenti: una crescita basata solo sulla qualità della ricerca
I progressi del sistema universitario italiano appaiono ancora più evidenti se rapportati alla scarsità di risorse finanziarie e alle difficoltà strutturali del sistema Paese, a partire dal calo demografico. Gli analisti di QS evidenziano infatti come l’Italia continui a investire nell’istruzione terziaria una percentuale del Pil pari a circa l’1%, un dato che colloca il Paese nella fascia più bassa tra le economie avanzate dell’Ocse.
La competitività internazionale degli atenei italiani non è quindi sostenuta da investimenti statali competitivi, ma si fonda quasi interamente sulla qualità della ricerca scientifica prodotta e sulla reputazione accademica globale dei singoli istituti. Un modello che, se da un lato dimostra l’efficienza del corpo docente e dei ricercatori, dall’altro evidenzia una forte vulnerabilità sul lungo periodo, in particolare nella capacità di attrarre e trattenere giovani talenti internazionali di fronte alla forte concorrenza dei poli anglosassoni e dei colossi asiatici guidati da Singapore, Pechino e Hong Kong.
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