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Il nuovo fascismo per la sinistra del Municipio 3: i braccioli delle panchine

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Serata epica quella di giovedì in Municipio 3. Alla minoranza, popolata evidentemente da sempliciotti, la maggioranza di sinistra ha spiegato di nuovo e daccapo l’antifascismo. L’antifascismo, dovete sapere, è combattere contro i braccioli. Sì, perché vedete, mettere i braccioli alle panchine viola la costituzione. Sì, è successo davvero: chiedere che le panchine vicine al campo da bocce di via Morgagni non siano usate come letti in cui bivaccare è fascista. A proposito, è fascista anche parlare di bivacchi.

Non sto scherzando, è successo davvero tutto. In particolare, il capogruppo della Lega, il consigliere Rampi, ha chiesto di mettere dei semplici braccioli antidegrado, per impedire alla gente di dormire su quelle panchine. Apriti Cielo. La sinistra sulle barricate ci ha spiegato, nell’ordine:

  1. Che stiamo deumanizzando i clochard, perché abbiamo diviso i cittadini di Milano rispettosi delle leggi e quelli che non lo sono. Un peccato mortale, non difendere il degrado. Ma soprattutto lo è dire che dormire su una panchina vuol dire impedire ai cittadini di poterla usare. Perché, vedete, così si implica che i clochard non sono cittadini. È inutile ricordare ai compagni che se uno si sdraia occupando tre posti, gli altri due non potranno essere usati né da cittadini con una casa, né da quelli senza. Anzi, farlo è gerarchizzare la popolazione. Qualsiasi cosa questo voglia dire.

  2. Sì, è vero, TUTTE le altre panchine della via hanno i braccioli antidegrado. Ma quelli vanno bene. Probabilmente hanno firmato la dichiarazione di antifascismo. Saranno forse più inclusivi. Magari sono i braccioli della non violenza, che ne sappiamo noi. Peraltro non vanno tolti, perché costa. Anche metterli costa. Non ci è stato, purtroppo, detto quanti braccioli ci saremmo potuti permettere risparmiando i 1200 dati euro dati dalla Giunta per il Torneo del Burraco al Circolo Arci. O i 4000 e passa per stampare 2000 atlanti delle associazioni di volontariato del Municipio, sommo esempio di denaro pubblico ben speso. Speriamo servano a conciliare il sonno dei cittadini senza fissa dimora che continueranno a dormire attorno al campo di bocce.

  3. In ultimo alla sinistra è sfuggito del tutto di mano il problema (un dannatissimo bracciolo) e siamo finiti a parlare di reddito di inclusione e bonus affitti.

La serata, va detto, era iniziata molto male. La consigliera delegata alla memoria, infatti, aveva deciso di attaccare un cittadino leggendone una mail in pubblico. Ora, non so se avesse il suo permesso, ma non mi pare. E se non ricordo male i dati personali di natura politica sono tutelati dall’articolo 9 del GDPR. In ogni caso l’atto era stato generato da un aspro battibecco storico sul numero di morti innocenti in viale Abruzzi. L’intervento della consigliera si è concluso intimando al cittadino di non tornare mai più a parlare del libro in cui aveva narrato la vicenda di quei morti. Il vizietto di cancellare le pagine dai libri di storia è ancora molto forte in alcuni a sinistra.

Detto questo, per fortuna di tutti, la consigliera non ha alcun potere di decidere cosa i cittadini possano o meno dire in Consiglio. Così come le patenti di antifascismo emesse dai suoi colleghi hanno valore pari a zero. Resta l’enorme perplessità di come sia possibile litigare sul bracciolo di una panchina come se ne andasse dell’ordinamento democratico. Il tutto dopo essersi arrogati il diritto di decidere di cosa si possa o meno parlare in aula.

Tu chiamalo, se vuoi, Partito Democratico.

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