“Le dieci parole tradite”, come abbiamo smarrito le radici della nostra civiltà

Attualità

Venanzio Postiglione, vicedirettore del Corriere della Sera, accompagna il lettore in un viaggio tra parole come democrazia, libertà, pace. Termini che oggi sembrano svuotati, ma che sono fondamentali per ritrovare la bussola della nostra civiltà. Venanzio Postiglione, vicedirettore del Corriere della Sera, in “Le dieci parole tradite” (Ed. Solferino) accompagna il lettore in un viaggio tra parole come democrazia, libertà, pace. Termini che oggi sembrano gusci svuotati ma che sono fondamentali per ritrovare la bussola della nostra civiltà.

Venanzio Postiglione parte dalla nascita: l’etimologia, i miti più belli, il valore originario. Racconta la storia: come sono cresciute e cambiate, gli autori che le hanno scoperte e riscoperte con entusiasmo. Fino a oggi. Tradite, stravolte, irriconoscibili. La democrazia che diventa illiberale, la misura perduta, il pianeta offeso e dimenticato, il talento chiuso a chiave, la verità sommersa dalle falsità.

Così come la felicità che non è più un bene pubblico, la fraternità sparita anche dai sogni, la libertà travolta dall’odio social, la parità uomo-donna prigioniera degli stereotipi, la pace stracciata e umiliata. L’età delle potenze spazza via l’età delle regole. La politica dell’istante brucia la politica delle idee. La società dell’ansia sommerge la società del dialogo. Un’epoca senza moderazione e senza moderatori.

Eppure queste parole smarrite sono la nostra vita, la nostra coscienza. È da loro che dobbiamo partire e ripartiremo: dieci capitoli, dieci storie affascinanti. Che ci riguardano.

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