Siamo i cittadini più multati d’Italia. Dovrebbe lasciarci sbigottiti, e invece non si muove foglia. Con 178,6 milioni di euro incassati in un anno, nessuno sale sulle barricate o cerca un varco tra i collettivi per inscenare una protesta di piazza. Anzi, l’umore generale testato tra strade, redazioni e bar ieri era quasi rassegnato: «Vabbè, dai, sono in lieve diminuzione».
La verità è che il milanese medio è ormai un automobilista frustrato. Esce di casa e sa già che lo aspetta un’ora nel traffico, intrappolato in quartieri congestionati da piazze tattiche che hanno trasformato le strade in veri imbuti viabilistici. Lungo il tragitto la solitudine è un miraggio: bisogna fare lo slalom tra ciclisti agguerriti e professionisti della pedalata, certi della propria impunità. Poi, arrivati a destinazione, inizia la caccia al tesoro per un parcheggio, pagando un dazio medio di dieci euro perché il Comune non ha concesso neanche un millimetro di sosta gratuita.
Forse, però, dietro questo silenzio dei milanesi si nasconde un timore più profondo: quello di attirare troppo l’attenzione e spingere Palazzo Marino a seguire la scia della “collega sinistrorsa” Bologna. Se a Milano ci si lamenta degli imbuti, sotto le due torri la mobilità è diventata ormai un esercizio contemplativo.
Bologna e il limite dei 20 all’ora: un futuro che spaventa Milano…
Mentre Sala incassa, a Bologna si decide di rallentare ancora, quasi a voler fermare il tempo. Dopo la «Città 30 all’ora», la giunta emiliana rilancia con una versione ancora più estrema: al Navile, attorno al Parco Grosso, nasce la prima zona residenziale scolastica con il limite a 20 chilometri orari.
Una soglia che sfiora l’utopia. Mantenere i 20 all’ora senza scendere nel ridicolo o superare il limite per un colpo di tosse è un esercizio forse da vecchie signore al volante, roba da monaci buddisti della frizione. Ed è qui che l’automobilista milanese, solitamente imbruttito ma pragmatico, preferisce abbozzare e pagare la multa: meglio il salasso dei vigili oggi che il rischio di dover guidare domani a passo d’uomo, superati persino dagli anziani con il deambulatore.
Tra programmi green e sogni di urne
Così pare quasi che il guidatore meneghino subisca passivamente il ruolo di nemico pubblico numero uno pur di non dare idee peggiori a un’amministrazione che già gode nel punzecchiarlo. Mentre nel quartiere Isola e in via Gattamelata si stravolge la viabilità e l’assessore di turno testa panchine assicurando ascolto, il cittadino sa come andrà a finire. Sente di tornare all’età della pietra, tra savane urbane nate per favorire l’ecosistema degli insetti cari ai verdi, guardando con sospetto a Bologna per paura che il virus dei 20 all’ora risalga la via Emilia.
E così si adegua, sospirando il più classico dei detti: «Va’ a laurà»… pregando che le urne arrivino in fretta prima che qualcuno ci imponga di viaggiare in folle.