Giustizia: Toninelli «Il sorteggio nel DNA del M5s, per Grillo era uno strumento democratico fantastico»

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In un’intervista al quotidiano Il Foglio, l’ex ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli analizza con insolito pragmatismo la riforma della giustizia firmata dal governo Meloni. Pur ribadendo la sua distanza politica dalla maggioranza e dalle sue ragioni, Toninelli riconosce nel provvedimento alcuni elementi storici dell’identità grillina, a partire dal sorteggio per i membri del CSM.

Il “tabù” Meloni

Secondo Toninelli, molti all’interno del Movimento condividerebbero l’impianto tecnico della norma, ma faticherebbero ad ammetterlo per ragioni di schieramento:

“Li conosco tutti e tutti sono tecnicamente d’accordo con la riforma, ma non accettano che l’abbia fatta questa maggioranza e Giorgia Meloni.”

L’ex ministro definisce l’intervento “tecnicamente corretto” poiché, pur non risolvendo tutti i mali della giustizia, agisce con efficacia per “annientare o indebolire le strutture di potere all’interno della magistratura”.

Il sorteggio come strumento anti-casta

Il cuore della sua riflessione risiede nel potere del sorteggio, uno strumento che definisce fondamentale per scardinare le correnti. “Il sorteggio rende più democratica la magistratura, annienta o comunque indebolisce profondamente le strutture e gli agglomerati di potere nel Csm”, spiega al Foglio, aggiungendo che questo principio appartiene alle radici stesse del grillismo. “Il sorteggio era nel dna del M5s da sempre. Noi eravamo anche per il sorteggio dei parlamentari. Molto meglio della lista bloccata scelta dal leader politico, con i fedelissimi, che abbiamo visto essere un disastro”.

“La riforma  non risolverà i problemi della giustizia, ma nel breve e medio termine  risolve i problemi di potere all’interno della magistratura.   E  più in generale potrebbe avere negli anni ripercussioni positive”.

Nonostante la vicinanza ideale al meccanismo del sorteggio, Toninelli chiarisce di non aver ancora deciso se voterà sì al referendum, preferendo mantenere un profilo di “analisi obiettiva” rispetto a una riforma che definisce comunque una “riformetta”. 

Alla domanda “Chissà cosa ne penserà Beppe Grillo. In molti si chiedono cosa voterà. “Non ne ho idea. Quello che so per certo – dice l’ex ministro –, perché l’ha sempre detto davanti a me, e davanti a tutti, è che il sorteggio è sicuramente uno strumento democratico fantastico, l’unico che toglie il potere dalle mani delle caste”

La critica al nuovo corso del M5s

Anche se Giuseppe Conte invita a  schierarsi contro la riforma,  ” il sorteggio  è nel dna del M5s da sempre. Noi eravamo anche per il sorteggio dei parlamentari.  Molto meglio della lista bloccata scelta dal leader politico, con i  fedelissimi, che abbiamo visto essere un disastro”.  Secondo Toninelli il M5s in questi anni avrebbe dovuto fare molto di più. Il sorteggio avrebbe potuto essere parte di un progetto più ampio per rendere più veloce e trasparente il funzionamento dei tribunali.

Il suo sguardo si sposta poi con amarezza verso l’attuale gestione del Movimento 5 stelle sotto la guida di Giuseppe Conte. L’ex ministro osserva criticamente come “la fedeltà è il regime di scelta unico di tutti i partiti. Non conta la voglia, la competenza, l’amore per il progetto. Chi è disallineato è fuori”.

Oggi Toninelli racconta di essere tornato al proprio lavoro, definendosi un caso raro di ex politico senza paracadute. Nonostante ammetta che stare fuori dal Parlamento faccia soffrire perché “prima quanto meno si sfogava nella politica la voglia di fare”, rivendica la sua indipendenza e l’efficacia della sua nuova dimensione comunicativa. “Sono già in campo, tutti i giorni, con i buoni esempi. E con i miei video, che faccio per hobby e hanno milioni di visualizzazioni, penso di incidere molto più di tanti politici stipendiati da noi”.

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