Loreto

Contro una sinistra che vuole pedonalizzare Corso Buenos Aires una sola soluzione: un bioparco in Piazzale Loreto

Milano

C’è un dato politico che emerge con chiarezza dalla discussione sul Piano Triennale delle Opere Pubbliche: il Municipio 3 di Milano, dopo cinque anni di amministrazione, non è riuscito a portare a casa praticamente nulla di significativo per il proprio territorio. Non solo. In molti casi ha accettato passivamente decisioni calate dall’alto dall’amministrazione centrale di Palazzo Marino, senza esercitare alcuna reale capacità di indirizzo politico. Il risultato è un Municipio che sembra aver rinunciato alla propria funzione: non difende il territorio, non orienta le scelte urbanistiche e si limita a ratificare decisioni prese altrove. Se questa deve essere la funzione dei Municipi, viene spontaneo chiedersi quale sia la loro utilità. E la risposta rischia di essere brutale: forse l’unica cosa davvero utile che questo Municipio potrebbe fare sarebbe smantellarsi e lasciare il posto a un parco urbano. Sarebbe certamente meno costoso e probabilmente più utile ai cittadini.

Formalmente il sistema istituzionale del Comune di Milano prevede due livelli di governo, quello centrale e quello municipale, che dovrebbero concorrere alla definizione delle priorità della città e alla programmazione degli interventi pubblici. In teoria i Municipi partecipano alla definizione del Piano Triennale delle Opere Pubbliche indicando le opere ritenute prioritarie per il territorio. In pratica, però, il Municipio 3 sembra essersi limitato a subire le decisioni dell’amministrazione centrale. Ed è proprio su questo punto che gli emendamenti presentati alla deliberazione municipale mettono in evidenza, con una certa ironia, l’assurdità della situazione.

Il caso più emblematico è quello di Piazzale Loreto. Su uno degli snodi urbani più importanti di Milano il Comune ha già deciso: il progetto sarà quello sviluppato attraverso il bando internazionale Reinventing Cities, una trasformazione urbanistica sostanzialmente sottratta al dibattito pubblico locale. Eppure proprio su quell’area esistono decine di possibili alternative.

I miei emendamenti lo dimostrano con una provocazione politica molto chiara: se il Municipio non conta nulla e non può incidere davvero sulle scelte urbanistiche, allora tanto vale mettere in discussione qualsiasi ipotesi. Così compaiono una serie di scenari volutamente diversi tra loro: parcheggi multipiano di diverse dimensioni, un eliporto urbano con infrastrutture per la mobilità tramite droni, uno zoo urbano o bioparco, un allevamento di cavalli per la mobilità su trazione animale, fino all’idea di un veloparco urbano dedicato alla mobilità ciclabile. Naturalmente nessuna di queste proposte nasce con l’ambizione di essere davvero realizzata. Il loro significato politico è evidente: dimostrare che il Municipio non è stato coinvolto in alcun processo reale di scelta e che il progetto di Piazzale Loreto è stato deciso altrove, senza un confronto vero con il territorio.

Accanto alla provocazione su Loreto, alcuni emendamenti intervengono su questioni più concrete legate al patrimonio pubblico, come la richiesta di studi di fattibilità per interventi di decementificazione e de-impermeabilizzazione delle superfici negli immobili comunali di via Sansovino e via Rizzoli. Si tratta di interventi che puntano a migliorare la permeabilità dei suoli e la qualità ambientale degli spazi urbani, temi che dovrebbero essere centrali nelle politiche urbane contemporanee. Ma anche qui emerge lo stesso problema politico: il Municipio può proporre studi e indirizzi, ma le decisioni reali restano nelle mani dell’amministrazione centrale.

Il nodo quindi non è soltanto il futuro di Piazzale Loreto, ma il ruolo stesso dei Municipi milanesi. Dopo cinque anni di amministrazione, il Municipio 3 sembra non essere riuscito a ottenere dal Comune alcun risultato significativo: né grandi progetti, né investimenti strutturali, né una vera capacità di orientare le trasformazioni urbane. Le priorità indicate nei documenti programmatici restano spesso lettera morta, mentre le decisioni urbanistiche più importanti vengono prese altrove. In queste condizioni il Municipio rischia di trasformarsi in un semplice organo consultivo privo di reale potere.

Ed è qui che gli emendamenti mettono in luce un paradosso politico evidente. Se il Municipio non ha alcuna reale capacità di incidere sulle scelte strategiche della città, allora la sua utilità istituzionale diventa sempre più difficile da giustificare. E forse, paradossalmente, l’ultima cosa davvero utile che potrebbe fare sarebbe proprio smantellarsi e lasciare il posto a un grande parco urbano. Sarebbe sicuramente meno costoso per i cittadini. E probabilmente anche più utile.

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