Francesco, l’uomo nel Santo: l’ultimo libro di Giancarlo Restivo

Cultura e spettacolo

Intervista all’autore

Tornare a Francesco d’Assisi liberandolo dalle incrostazioni dell’agiografia e dalle appropriazioni ideologiche contemporanee: è questa la sfida che Giancarlo Restivo affronta nel suo nuovo libro, Francesco, l’uomo nel Santo. Un’opera che sceglie di riportare al centro non il simbolo, ma la carne e il cuore di un uomo attraversato da inquietudini, fallimenti e desiderio di assoluto.

Abbiamo incontrato l’autore per approfondire il senso di questo lavoro, che si propone di restituire alla figura del Poverello la sua dimensione più concreta e insieme più radicale.

Il suo nuovo libro si intitola Francesco, l’uomo nel Santo. Che cos’è questa opera e da dove nasce l’idea di scriverla?

Nasce da un disagio, prima ancora che da un progetto editoriale. Oggi di Francesco circolano soprattutto due immagini caricaturali: da una parte quella devozionale, fatta di aureole e miracoli; dall’altra quella ideologica, che lo utilizza per sostenere cause contemporanee. In entrambe, però, scompare l’uomo.

Questo libro non nasce per aggiungere un’ennesima interpretazione, ma per togliere il rumore e tornare all’origine: un uomo reale, inquieto, ferito, assetato di grandezza.

Qual è il cuore umano e teologico del libro?

Il cuore è uno solo, ed è molto semplice: la santità non è la negazione dell’umano, ma il suo compimento. Francesco diventa santo non perché smette di desiderare, ma perché incontra “Qualcuno” all’altezza del suo desiderio.

La fede non nasce da uno sforzo morale, ma da un incontro che cambia il gusto della vita. Teologicamente è decisivo: Dio non si aggiunge all’uomo come un accessorio spirituale, ma lo porta a compimento.

Molti testi su San Francesco insistono sul simbolismo o sull’agiografia. In che modo il suo approccio si distingue?

Non parto da un’idea di Francesco, ma dai fatti. Dalla prigionia, dalla malattia, dal fallimento, dalla paura, dall’incontro con il lebbroso e dal Crocifisso di San Damiano.

Per Francesco la realtà non è un ostacolo da superare, ma il luogo della rivelazione e questo cambia tutto. Non racconto un modello da imitare, ma un uomo che si lascia educare dalla realtà.

Nel libro emerge un Francesco profondamente umano, segnato da ferite e contraddizioni. Perché era importante partire da questa dimensione?

Perché se togli le ferite, togli anche la redenzione. Francesco non è santo perché non sbaglia, ma perché si lascia correggere. Sbaglia, si pente, ricomincia.

Questo rende la santità possibile, non eccezionale. Un santo irraggiungibile non salva nessuno. Un uomo vero, invece, sì.

Che immagine di santità propone al lettore? Perché oggi è particolarmente significativo leggere una biografia così concreta e incarnata?

Propongo una santità “abitabile”: una santità che nasce da un paragone vivo con Cristo, non da un’idea astratta di perfezione.

Oggi è decisivo, perché viviamo in un tempo che separa: o l’uomo senza Dio, o Dio senza l’uomo. Francesco tiene insieme le due cose. Mostra Dio dentro la vita, non fuori dalla storia.

Che reazioni ha ricevuto finora dai lettori? A chi consiglierebbe la lettura del libro?

La reazione più frequente è questa: “Francesco mi sembra improvvisamente vicino”.

Non è un libro solo per credenti. È per chiunque non si rassegni, per chi avverte che la vita promette qualcosa di più di ciò che stiamo vivendo. Se uno prende sul serio la propria sete, questo libro lo riguarda.

Qual è il messaggio che spera rimanga nel lettore dopo aver chiuso il libro?

Che la fede non è un’idea, ma un fatto.
Che la libertà non è fare ciò che si vuole, ma appartenere a Chi ci compie.
Che la vita cambia quando si incontra un Altro.

E soprattutto: la santità non è per pochi eletti, è per chi non smette di domandare.

Biografia dell’autore

Nato nelle campagne che circondano la Valle dei Templi di Agrigento, Giancarlo Restivo porta con sé un radicamento alla terra e alla tradizione che diventa cifra della sua riflessione. Marito e padre, ma soprattutto pensatore segnato da una fede vissuta come esperienza concreta, Restivo intreccia biografia e pensiero senza soluzione di continuità.

Gli anni del liceo rappresentano il primo snodo decisivo: l’incontro con Gioventù Studentesca, grazie a figure come Emanuele Viviano e il professor Roberto Meli, accende in lui una passione culturale che si traduce presto nei primi scritti dedicati a don Luigi Giussani, tra cui Don Giussani: un amico sconosciuto, e in una vivace espressione artistica e musicale.

La sua formazione teologica avviene sotto la guida di don Francesco Ventorino, storico punto di riferimento siciliano di Comunione e Liberazione, mentre l’influenza di don Giorgio Pontiggia lo introduce a un ideale cavalleresco che diventerà il cuore originale della sua produzione. È qui che prende forma la sua riflessione sulla “cavalleria cristiana”, sviluppata tra romanzi, saggi e percorsi formativi, come il ciclo narrativo Il Destino nelle Sue mani e la trilogia saggistica dedicata alla cavalleria cattolica.

Oggi Restivo dirige la Schola Carlo Magno, realtà culturale nata dall’esperienza di un incontro che propone una lettura della realtà alla luce della fede, attraverso scuole di comunità, iniziative culturali e percorsi di approfondimento su storia, politica e lavoro. Dalla stessa matrice nasce la Fraternitas Caroli Magni, cammino di cavalleria cattolica rivolto agli adulti.

Laureato in Scienze Politiche, affronta anche il terreno della geopolitica — in particolare nel saggio La geopolitica del reale — dove intreccia le categorie della potenza e della salvezza, in una prospettiva che tiene insieme analisi storica e tensione escatologica. Parallelamente è attivo come imprenditore e ricercatore nel campo della sicurezza sul lavoro, collaborando con università e istituzioni, e portando anche nell’ambito professionale una concezione del lavoro come spazio di responsabilità e di compimento umano.

Il filo rosso che attraversa la sua opera è chiaro: mostrare che una fede autenticamente vissuta non restringe l’orizzonte dell’uomo, ma ne amplia la statura, rendendo la vita più intensa, più consapevole, più vera.

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