Il paradosso della sinistra: tra relativismo morale e scherno istituzionale
Le immagini che arrivano da Torino raccontano una giornata di ordinaria follia, dove la contestazione politica ha ceduto il passo a una vera e propria caccia all’uomo. Durante il corteo guidato dall’area antagonista di Askatasuna, la violenza si è materializzata nella forma più brutale: un martello, brandito contro gli agenti della Squadra Mobile con l’intento deliberato di ferire. Il bilancio di sangue, fatto di poliziotti finiti in ospedale con traumi e divise imbrattate, avrebbe dovuto generare un coro di solidarietà unanime. Invece, ciò che è emerso dalle fila della sinistra radicale è un mix tossico di giustificazionismo ideologico e scherno istituzionale che lascia attoniti.
Ilaria Salis, oggi europarlamentare protetta dall’immunità ma con un passato ben noto alle cronache, ha scelto la via di un equilibrismo retorico che suona come uno schiaffo a chi rischia la vita in strada. Pur dicendo di voler “prendere le distanze” dal singolo episodio del martello, ha immediatamente affogato la condanna in un mare di distinguo. Secondo la Salis, infatti, la coerenza imporrebbe che, se si condanna il pestaggio del poliziotto, si debbano condannare con la stessa fermezza anche i numerosi e “brutali abusi di potere” delle forze dell’ordine. È la logica del baratto morale: non si può denunciare un martello in testa a un agente senza riesumare un processo alle intenzioni contro l’intera categoria. Non paga, l’eurodeputata ha preteso di dare lezioni di narrazione, intimando di non ridurre l’opposizione sociale a “pochi secondi di video” e accusando chiunque si indigni di voler cancellare il “contesto”. Come se esistesse un contesto capace di rendere accettabile un’aggressione a sangue freddo.
Ma se la Salis si rifugia nel benaltrismo politico, la consigliera comunale di Rivalta, Flavia Gaudiano, della sinistra, ha deciso di scendere nei bassifondi del cinismo social. Davanti alle foto degli agenti feriti nel letto d’ospedale alle Molinette, la Gaudiano non ha trovato di meglio che rispondere con faccine sorridenti e battute sprezzanti. “Dopo qualche ora li rimandiamo a casa come nuovi”, ha scritto con un sarcasmo che trasuda odio, arrivando a mettere in dubbio la realtà stessa del dolore fisico. Secondo la consigliera, è incredibile che chi ha subito un “tentato omicidio” si trovi già così bene, tanto da chiosare con un velenoso “entri che ti hanno pestato a sangue e dopo qualche ora esci senza neanche un graffio”. Si è spinta persino a fare l’istruttrice di pronto soccorso, irridendo l’agente per come indossava il collare cervicale: “Lo metta sotto il mento, non sulla bocca, perché così non serve”.
Siamo davanti a un cortocircuito pericoloso. Da una parte si tenta di nobilitare la violenza di piazza definendola “opposizione sociale”, dall’altra si deumanizza la vittima in divisa trasformandola in un attore da sbeffeggiare. Quando un’europarlamentare e una consigliera comunale usano il loro peso pubblico per relativizzare un’aggressione o per dare della “sceneggiata” alle ferite di un servitore dello Stato, non stanno solo facendo politica: stanno smantellando le basi della convivenza civile, legittimando implicitamente il prossimo martello che si abbatterà su un casco della Polizia.

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