Regione, Disabilità

Congedo straordinario e assistenza alla persona con handicap grave: una svolta costituzionale sul ruolo del convivente

Attualità

Con la sentenza n. 197 del 23 dicembre 2025 la Corte Costituzionale interviene in maniera netta su uno dei nodi più delicati del diritto sociale e del lavoro: il rapporto tra tutela della persona con handicap grave, organizzazione della cura e riconoscimento giuridico delle relazioni affettive e solidaristiche che non si collocano all’interno dei modelli familiari tradizionali.

La questione sottoposta al giudizio della Corte riguarda il congedo straordinario retribuito previsto dall’ordinamento per consentire al lavoratore di assistere un familiare in situazione di handicap grave. La normativa, così come fino ad oggi applicata, consentiva l’accesso a tale istituto solo a una cerchia ristretta di soggetti legati da vincoli formali di parentela o coniugio, escludendo in modo automatico il convivente di fatto, anche quando questi fosse stabilmente inserito nella vita della persona disabile e ne sostenesse quotidianamente il carico assistenziale.

È proprio questa esclusione ad essere stata ritenuta dalla Corte costituzionalmente illegittima. Secondo i giudici, infatti, la preclusione del convivente non si fondava su alcuna ragione oggettiva coerente con la finalità dell’istituto, ma si risolveva in una discriminazione irragionevole, in contrasto con i principi di uguaglianza sostanziale e di tutela dei diritti fondamentali della persona.

La Corte muove da un presupposto chiaro: il congedo straordinario non è una prerogativa riconosciuta in ragione di uno status giuridico astratto, bensì uno strumento funzionale a garantire un’assistenza effettiva, continuativa e adeguata alla persona con handicap grave. In quest’ottica, ciò che rileva non è la qualificazione formale del rapporto, ma la concreta esistenza di un legame di solidarietà e di cura. Escludere il convivente solo perché privo di un riconoscimento formale equivale, secondo la Corte, a sacrificare la sostanza dei diritti in nome di una concezione rigidamente formale della famiglia.

Il ragionamento della sentenza è particolarmente significativo laddove evidenzia come l’ordinamento non possa ignorare la realtà sociale. La convivenza stabile, soprattutto quando caratterizzata da assistenza quotidiana, condivisione della vita domestica e assunzione di responsabilità nei confronti della persona fragile, costituisce una formazione sociale meritevole di tutela ai sensi dell’art. 2 della Costituzione. Negarne rilevanza significa colpire proprio quelle situazioni in cui la rete familiare “tradizionale” è assente o non in grado di farsi carico dell’assistenza.

In questo senso, la Corte sottolinea anche l’effetto paradossale della disciplina previgente: la persona con handicap grave rischiava di essere privata del sostegno più immediato ed efficace, mentre il convivente, pur essendo di fatto il principale caregiver, veniva escluso da ogni possibilità di conciliazione tra lavoro e assistenza. Un risultato che la Corte giudica incompatibile non solo con il principio di uguaglianza, ma anche con la tutela della salute e della dignità della persona assistita.

La declaratoria di incostituzionalità produce effetti di rilievo immediato. Da ora in avanti, il convivente stabilmente coabitante deve essere incluso tra i soggetti legittimati a fruire del congedo straordinario, alle condizioni previste dalla legge, ponendo fine a una disparità che non trovava più alcuna giustificazione sul piano costituzionale. Le amministrazioni e gli enti competenti sono quindi chiamati ad adeguare le proprie prassi applicative, superando letture restrittive ormai incompatibili con il dettato costituzionale.

La sentenza n. 197 del 2025 si inserisce così in un percorso giurisprudenziale coerente, che progressivamente sposta l’asse della tutela dal dato formale al contenuto sostanziale dei rapporti di cura. È una decisione che parla non solo di lavoro e previdenza, ma anche di civiltà giuridica, riaffermando che i diritti sociali devono essere costruiti attorno alle persone reali e alle loro relazioni concrete, e non a modelli astratti incapaci di rappresentare la complessità della vita contemporanea.

Per maggiori informazioni scrivete a info@mtjust.com

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