“Sulla sicurezza a Milano, il Comune mette 40 milioni, lo Stato 5 milioni”, dichiarava sfidando il ridicolo il 5 dicembre in conferenza stampa l’Onorevole del PD Lia Quartapelle. In sala non sono partite le risate registrate anni 80, ma avrebbero dovute. Non solo per i numeri ridicoli, ottenuti torturando i dati in maniera orribile, ma per il presupposto della cosa: il PD sì che ci tiene alla sicurezza. Naturalmente non è vero, il PD è stabilmente dalla parte di chi la sicurezza la mette in pericolo, come la vicinanza al Leonka dimostra. E soprattutto come i fatti dei giorni successivi a quella conferenza confermano senza possibilità di errore. A partire dai fatti di via Quarti.
Ora, possiamo anche, per carità patria, non ricordare come facevano gli sgomberi in MM sotto campagna elettorale i caritatevoli del PD, possiamo persino dimenticarci del campo nomadi di via Idro, con le famiglie buttate fuori alla vigilia delle comunali del 2016. O dello sgombero di poco successivo delle ex stamperie del Corriere della Sera in zona via Rizzoli, dove avevano trovato rifugio alcuni dei nomadi. Quel giorno mancava solo la marina militare, poi c’erano tutti. Non ricordo di aver visto assistenti sociali, ma i bambini che mangiavano fino alla sera prima su pentole scaldate bruciando copertoni li ricordo benissimo. Ma naturalmente, se sono loro a mandare a nomadare i nomadi va tutto bene. È legalità. Se è la Regione a farlo, siamo allo scandalo.
Possiamo , peraltro, fingere che in via Quarti, gli abusivi siano emuli della Sacra Famiglia. Ma farlo richiede una dose di ipocrisia da campionato mondiale. Per riuscirci, infatti, dobbiamo impegnarci a ignorare le mercedes che, salvo sgomberi, sono usualmente parcheggiate sotto i palazzoni. Stessa cosa per le roulotte. Insomma, dobbiamo fingere di credere che in via Quarti non sia in corso da anni una invasione sistematica degli appartamenti lasciati liberi da cittadini milanesi in fuga da parte degli stessi che, da residenti in via Idro, avrebebro ricevuto uno sfratto senza pensarci due volte. Ma trovandosi in casa della Regione, allora diventano martiri.
Ecco, il problema del PD è precisamente questo: sulla sicurezza è come le lucine di Natale. Va a corrente alternata, è intermittente e in ogni caso dura da Sant’Ambrogio all’Epifania. E per quanto possa essere carino, non serve a nulla.
La prova più evidente è che siamo a Natale e ancora a Milano non c’è un assessore alla sicurezza. Sala, a tutta evidenza, lo è ma non lo fa. E come ci insegna con estrema saggezza Forrest Gump, per gli assessori alla sicurezza valgono le stesse regole degli sciocchi: “Stupido è, chi stupido fa”. Quindi ci manca un Assessore alla sicurezza, dicevamo. Doveva arrivare prima di Natale. È saltato tutto, però. Perché? Perché di fondo al PD non interessa nulla di averlo, i Verdi non lo voglio e Azione, che lo vorrebbe, non ha nessuno di qualificato. Mica come Bottero, assessore alle case popolari che manco è di Milano. In Giunta hanno requisiti molto stringenti: puoi occuparti di qualcosa solo se sei un super tecnico, o sei del PD. Facciamo un gioco? L’Urbanistica o viene gestita da Tancredi, che ha un curriculum lungo sedici pagine, o dalla Scavuzzo. Che è del PD. La sicurezza o viene gestita da Gabrielli, Superpoliziotto per definizione, o da Granelli. Che è del PD.
Ma stiamo divagando, dicevamo: la Sicurezza ERA del PD. Che ora ci tiene così tanto da rifiutarsi di riprendersela. Il motivo, naturalmente, lo sappiamo tutti: nel 2027 fingeranno di essere sempre stati all’opposizione (di se stessi) e sarebbe un po’ imbarazzante farlo su un tema così delicato avendone l’Assessore. Molto meglio che la rogna se la tenga chi sparirà dalla scena, come Beppe Sala. Quindi il rimpasto slitta al prossimo anno, il flirt con la sicurezza del PD è stato presto archiviato e resta un solo monito all’elettore: attenzione a chi scopre tematiche sotto elezioni. Rischiano di durare da Natale a Santo Stefano.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.