Il comitato famiglie sospese nella giornata di mercoledì 17 dicembre ha fatto un presidio sotto Palazzo di Giustizia. Un albero di Natale, addobbato con delle chiavi di casa, uno striscione con su scritto “Basta Natali sotto sequestro: liberate famiglie, case e cantieri”, un gioco da tavolo creato dalle famiglie (Milanopoly) e una lettera aperta.
“Ci rivolgiamo pubblicamente alle istituzioni tutte — Magistratura, Comune di Milano, Governo e forze politiche, chiedendo perché la nostra condizione continua ad essere ignorata.
Siamo quelle famiglie che hanno acquistato abitazioni in modo pienamente legale, con atti notarili, mutui regolarmente concessi, titoli edilizi rilasciati dagli enti competenti e controlli effettuati secondo la normativa vigente. Abbiamo rispettato le regole dello Stato in ogni passaggio.
Oggi, però, continuiamo ad essere gli unici condannati nell’inchiesta urbanistica. Non per nostre responsabilità, ma per il fallimento delle istituzioni chiamate a garantire certezza del diritto, tutela dei cittadini e capacità di governo delle emergenze.
E tra sequestri e dissequestri, annunci pubblici tanto enfatici quanto privi di effetti concreti da parte del Comune e l’assenza di un intervento risolutivo del Governo, non possiamo che porci alcune domande:
È accettabile che l’azione della Magistratura inquirente abbia prodotto il blocco dell’urbanistica milanese senza che siano state individuate soluzioni a tutela dei cittadini estranei alle indagini? È normale che, nonostante nel corso del tempo diverse accuse siano state ridimensionate o smentite in sede giudiziaria, la paralisi continui a produrre danni enormi, senza alcuna considerazione per gli effetti sociali che ricadono su migliaia di famiglie innocenti?
È accettabile l’atteggiamento del Comune di Milano e del Sindaco, che hanno più volte riconosciuto la gravità della situazione salvo poi arretrare di fronte alla necessità di assumere decisioni chiare, operative e responsabili? È normale che chi governa la città non sia stato in grado di governare un’emergenza che coinvolge migliaia di cittadini?
Come è possibile che promesse pubbliche di sostegno non si siano mai tradotte in atti concreti, lasciando famiglie e cittadini in una condizione di abbandono istituzionale e di crescente disperazione sociale? Non è forse grave la responsabilità della politica nazionale, senza distinzioni tra destra e sinistra? È accettabile che, da un lato, chi governa non riesca a intervenire e, dall’altro, chi si propone come alternativa subordini ogni iniziativa a valutazioni di opportunità elettorale, trasformando una crisi sociale reale in una variabile di consenso?
Fino a che punto si può spingere l’inerzia delle istituzioni prima che questa emergenza sociale diventi irreversibile?
Chi si assumerà la responsabilità delle conseguenze economiche, psicologiche e sociali prodotte da una paralisi che dura da oltre un anno?
Si ritiene forse accettabile attendere che la disperazione di nonni, genitori e giovani coppie, privati di abitazioni già pagate, raggiunga livelli insopportabili prima di intervenire?
È questa l’idea di tutela dei cittadini che lo Stato intende garantire a chi ha rispettato le regole?
Ribadiamo con forza che non siamo speculatori, non siamo indagati, non siamo colpevoli. Siamo cittadini che hanno creduto nello Stato di diritto e che oggi vengono penalizzati proprio da quello stesso Stato.
Chiediamo interventi immediati, strumenti normativi straordinari e un’assunzione di responsabilità chiara e pubblica da parte di tutte le istituzioni coinvolte.
Ogni giorno di inerzia è una scelta precisa, che aggrava i danni economici e sociali già prodotti.
Le famiglie coinvolte non accetteranno di rimanere invisibili. La responsabilità di questa situazione è pubblica, riconoscibile e non potrà più essere elusa.
Questo Natale i nostri problemi non vanno in vacanza, mentre le istituzioni chiudono.
Per questo abbiamo deciso di fare loro un regalo simbolico: permettendoli di giocare con le nostre vite anche durante le feste.”
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