Che autunno sarebbe senza il suo tradizionale sciopero dei trasporti? Puntuale come la nebbia, venerdì 7 novembre arriva l’ennesima agitazione dei mezzi Atm, proclamata da Al Cobas. Per 24 ore – o quel tanto che basta per bloccare mezza città – metro, tram e bus potrebbero finire ko, giusto in tempo per inaugurare un bel week end lungo.
Ufficialmente si parla di “lotta per i diritti dei lavoratori”. Ufficiosamente, molti passeggeri si chiedono se la vera battaglia non sia contro la puntualità. Venerdì mattina, come da tradizione, il milanese medio si sveglierà presto, controllerà la mappa delle linee Atm e scoprirà che l’unica certezza è la folla ai tornelli e i taxi introvabili.
L’agitazione – rigorosamente “territoriale” – è stata confermata dal Ministero dei Trasporti, ma non ancora dall’Atm, che per ora mantiene il consueto riserbo zen. Se dovesse andare come sempre, i mezzi circoleranno fino alle 8.45 e poi di nuovo dalle 15 alle 18: giusto per permettere ai più fortunati di arrivare tardi al lavoro e tornare presto a casa.
Per i sindacati è un gesto di dignità. Per gli altri milanesi, un déjà vu che somiglia a un film visto troppe volte: pendolari stipati, studenti a piedi, turisti spaesati e qualche influencer che approfitta della giornata per un “remote working” anticipato in Valtellina.
C’è chi parla di protesta e chi, più malizioso, di un comodo ponte autunnale mascherato da sciopero. Fatto sta che, ancora una volta, la città più produttiva d’Italia si fermerà. Ma tranquilli: è solo per difendere i diritti. Il diritto, appunto, al week end lungo.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.