L’Italia al contrario: i ladri sono “protetti”, i cittadini che denunciano finiscono nei guai.
In Italia siamo al paradosso. Da una parte abbiamo metropolitane e luoghi turistici infestati dai borseggiatori, bande organizzate che colpiscono ogni giorno sotto gli occhi di tutti. Dall’altra, cittadini e turisti chedenuncia vivono con la paura di essere derubati. Ma il vero ribaltamento sta arrivando adesso: se provi a filmare chi ruba, rischi tu di finire denunciato.
Tutto questo grazie alla Legge Cartabia, la riforma che – invece di rendere più certa la pena e più sicura la vita dei cittadini – ha finito per dare nuove armi a chi delinque. Oggi il borseggiatore che viene ripreso può appellarsi alla violazione della privacy o addirittura alla diffamazione. In pratica, può ribaltare la situazione: da ladro colto sul fatto diventa “vittima di un abuso”, mentre chi ha avuto il coraggio di documentare rischia un procedimento penale.
Un Paese che punisce chi denuncia
È un film già visto: in Italia chi compie reati se la cava spesso con una denuncia a piede libero, pronto a tornare in azione poche ore dopo. Ma adesso siamo oltre. Non basta più l’impunità: la legge arriva persino a scoraggiare chi prova a denunciare, chi mette la faccia e lo smartphone per mostrare a tutti la realtà.
Negli ultimi anni proprio quei video amatoriali, girati da cittadini comuni, hanno permesso di scoperchiare il vaso di Pandora: bande di borseggiatori che agivano indisturbate nelle metro di Milano, Roma, Torino. Immagini che hanno fatto il giro dei social e hanno costretto i media e le istituzioni a prendere atto di un fenomeno devastante. Senza quei video, molti avrebbero continuato a minimizzare, a dire che “si tratta di casi isolati”.
E invece la risposta del legislatore qual è stata? Non aumentare le pene, non garantire più controlli, non tutelare le vittime. No: mettere un bavaglio a chi filma.
Il cortocircuito della Legge Cartabia
La cosiddetta riforma Cartabia, nata con l’obiettivo di velocizzare i processi e alleggerire i tribunali, nella realtà sta producendo effetti grotteschi. Uno di questi è proprio l’uso distorto delle norme sulla privacy e sulla diffamazione, che finiscono per proteggere i criminali.
In altre parole, il messaggio che passa è chiaro: se rubi rischi poco, se filmi rischi molto.
Una distorsione che mina il senso civico e scoraggia la collaborazione dei cittadini, che dovrebbero essere invece il primo alleato delle forze dell’ordine.
La domanda che nessuno vuole fare
Viene spontaneo chiedersi: a chi serve davvero questa legge? Ai cittadini onesti, che pagano le tasse e vorrebbero solo vivere tranquilli, o ai professionisti del furto, che possono continuare a lavorare indisturbati?
Un Paese serio invertirebbe le priorità. Metterebbe al centro la sicurezza, difenderebbe chi denuncia, colpirebbe chi delinque. In Italia, invece, si continua a ribaltare il tavolo: il ladro diventa protetto, il cittadino rischia la denuncia.
E allora la domanda finale è inevitabile: ma l’Italia vuole davvero combattere la criminalità o preferisce garantire i diritti dei borseggiatori?