Immaginate lo scrittore antifascistissimo Antonio Scurati in uno show room durante la settimana della moda: lo scrittore più “antifà “ e “infelligò” del globo presenta il suo nuovo libro, un ennesimo tormentone su M., 600 pagine, ma prendendo il microfono scruta la sala affollata e annuncia che è presente tra le modelle il barbuto giornalista identitario Francesco Borgonovo. I bene informati sanno che il giornalista della Verità lo ha lapidato diverse volte sul suo giornale. Eppure Scurati lo ringrazia calorosamente, si siede su un divano color panna e gli cede mite il microfono. Questa sì che è accoglienza. Inizia un cortese dibattito all’insegna del bon ton politicamente corretto. Che galateo.
Altro film, inclusivo e green.. Ecco Roberto Saviano e Daniele Capezzone, feroci duellanti insieme ma ora sul palco del salone del Libro, intavolano una bla bla letterario senza sfottò reciproci (i toni sono da sala da tè): le recensioni dell’ennesimo noioso romanzo del Vate anticamorra Saviano languivano, ma un fondo polemico di Capezzone ha ringalluzzito le vendite. E Saviano ringrazia con foga Capezzone perché suoi fondi velenosi lo hanno aiutano a vendere qualche copia, Capezzone ringrazia di averlo invitato nel rosso Salone del Libro e incomincia a polemizzare il Vate, ma con un sussiego che piace al pubblico. Finalmente un dibattito…non un comizio,.
E’ solo fantapolitica letteraria? Eppure una analoga scena è successa venerdì scorso all’ora dell’aperitivo in piazza Diaz dove il generale scrittore Roberto Vannacci ha presentato il suo best.
Inaudito: siede tra la folla di parà venuti ad applaudire Vannacci il sorridente reporter Matteo Pucciarelli, l’autore del primo articolo “mainstream” sul libro di Vanacci che ha lanciato il libro.
La storia è nota. Pucciarelli racconta: «Il 14 agosto un amico, ex militare, mi dice che su una delle chat che frequenta stava girando un articolo che parlava di un libro scritto da un Generale. Sono andato a leggermi la quarta di copertina del libro e l’ho subito ordinato su Amazon. Si trattava di un Generale dell’Esercito Italiano che prendeva posizione pubblicamente con un libro con quegli argomenti semi-complottisti della minoranza che opprime la maggioranza e via dicendo».
Dice Pucciarelli:_”Sì, ci ho parlato un paio di volte: il giorno stesso del primo articolo e poi dopo due o tre giorni: era anche divertito dal clamore. Mi è sembrata anche una persona soddisfatta di travalicare i confini della fama dell’Esercito.”
Ore 19 di un venerdì immerso nel via vai di modelle e stilisti. Pucciarelli che si arci-definisce anarchico, comunista, livornese, sorridendo si alza nella galleria d’arte di via Gonzaga 7, raggiunge Vannacci il quale gli cede con grazia il microfono, e dopo i reciproci saluti, Vannacci lo incensa: grazie per le sue polemiche, dice divertito il generale fresco di polemiche e di provvedimenti disciplinari e tratta da amicone l’anarchico livornese: il suo articolo – gli spiega- ha contribuito a farmi vendere un botto, conclude soddisfatto. Quasi una astuta strategia di marketing. Ringrazio te e Cazzullo, che mi hanno alzato l’audience, conclude Vannacci e gli porge il microfono… Pucciarelli ringrazia a sua volta gentilmente l’indagato scrittore, e polemizza ma in stile Fazio sulla 9, suadente, pacioso e sommesso; in modo garbato e quasi divertito il generale risponde ammaliato, e il confronto è in modalità tra il gesuitico e il varietà, si discute di ebrei e omosessuali e complotti e razzismo ma con bon ton , quasi il derby lo arbitrasse Lina Sotis.
E il pubblico? In sala apprezza lo show educato: finalmente uno scrittore presentando la sua opera accetta di confrontare le sue idee con chi la pensa e scrive molto diversamente. E finalmente un giornalista esce dalla protezione delle querele e affronta a viso aperto l’avversario. Niente più dibattiti ammaestrati e noiosi con esegeti del niente, come succede nelle librerie e nei convegni per addetti ai lavori. Gli intelligenti Vannacci e Pucciarelli, il parà e l’anarchico, hanno lasciato le trincee simpaticamente e si sono confrontati: la dittatura del politicamente corretto (e spesso della parolaccia, come succede nei ring in tv) è stata vinta dall’organizzatore del talk, (il fotoreporter Mirco Gargiulo) che ha proprio voluto un confronto diretto tra posizioni opposte..
Un “dibattito al contrario”, molto elegante e suggestivo. Ecco perché questo talk passerà alla storia e forse in futuro diventerà un modello vincente per presentare al pubblico idee cartacee scomode, ma senza anatemi e comizi. La libreria non deve essere né una chiesa né una Isola dei Famosi. Ma un salotto. Peccato il forfait del prode Cazzullo. Lo vedremo al salone del libro di Torino?

Cronista al Corriere della sera poi inviato a L’ Europeo di Vittorio Feltri e reporter su Affaritaliani . Ultimo libro pubblicato : Wanda L’ ultima maitresse ed Mimesis