Silvio si è spento in pace, ma la perfidia dei suoi detrattori non si ferma

Attualità

Lunedì si è spento Silvio Berlusconi, 86 anni, da tempo ammalato e ultimamente più ospite della clinica S.Raffaele che di casa sua. Inutile soffermarsi sulla storia di un personaggio di tale portata e sulla sua incidenza nella politica italiana (e non solo) degli ultimi 30 anni, dato che è più facile centrare una cinquina al lotto che credere che esista chi ancora non sappia chi fosse. E se anche esistesse, tutt’oggi e anche per diversi giorni basterebbe seguire una qualsiasi rete TV nazionale per saperne vita, morte e “miracoli”. Mi limito a ricordare che Berlusconi è stato uno dei pochissimi grandi imprenditori a diventare un grande politico senza smettere di essere un grande imprenditore, un personaggio eclettico, tuttofare, onnipresente e in pochi anni quasi onnipotente nelle sue diverse sfere d’azione.

Anche per lui è giunta l’ora, il 12 Giugno 2023, di lasciare che soltanto gli altri parlino di lui e ne ricordino le gesta senza più il suo immancabile intervento. Ma aldilà del clamore, delle commemorazioni, dell’impressione che lascia dietro di sé in Italia e nel mondo, lo spessore di un simile personaggio che scompare dalla scena induce riflessioni dal sapore vagamente mistico ma certamente filosofico: si può essere ricchi, poveri, onesti o “mariuoli”, ma dal mondo usciamo tutti dalla stessa porta che ha infilato Berlusconi.
Quella porta era ieri, è oggi e sarà sempre l’unica certezza immortale della vita, per tutti gli esseri viventi e comunque abbiano trascorso la propria esistenza terrena. Ma c’è chi la varca lasciando dietro di sé una scia ricca di essenze soggettivamente gradevoli o meno, e c’è chi lascia quella porta accompagnato da olezzi decisamente non proprio apprezzabili per chi resta. Uno di questi ultimi, quando la sua ora sarà giunta, sarà chi non ha mai avuto capacità di separare ideologia e politica nel suo esibire indubbie abilità grafiche al pubblico, dedicando frasi e immagini intrinsecamente esplicite nella loro avversione a personaggi della politica a lui invisa. E lo ha fatto anche in occasione della scomparsa di uno dei suoi bersagli di sempre, Berlusconi, con una vignetta in cui non compaiono insulti, volgarità e insolenze verbali ma un’astuta, perfida e sottile battuta: “ma non erano i migliori ad andarsene?”. La lettura tra le righe è semplice: finalmente è andato il peggiore. Non era necessario, ma il famoso vignettista ha voluto mettere la sua ciliegina su una torta (speriamo l’ultima) che lui definisce satira, ma che francamente ha l’aspetto greve e cafone del vilipendio, oltretutto di cadavere, nella fattispecie.
Ora dovrà riempire un vuoto comparso nel suo armadio di nefandezze, gli è mancato un bersaglio ma siamo certi che non tarderà a sostituirlo, per portare a termine la sua missione diffamatoria in quella sorta di famiglia “Addams” (centrodestra) che non condivide il suo pensiero.

Ma il fu Berlusconi non avrà nemmeno bisogno di perdonarlo, dall’aldilà, non avendolo mai nemmeno degnato di una sola barzelletta per contraccambiare le sue vignette, né di un confronto pubblico al termine del quale ripulire con un fazzoletto la sua sedia.

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