“Sono ben 3.800 i bambini rimasti esclusi dagli asili nido comunali dopo aver presentato regolare domanda di iscrizione. Mancano le strutture e manca il personale. Che cosa fa la giunta di Milano per le famiglie e per i loro figli?
Lasciamo parlare i numeri.
Gli asili nido e le scuole dell’infanzia sono una delle opere indicate come centrali nel PNRR. L’investimento totale per questo servizio per i bambini da 0 a 6 anni è di 4.6 miliardi di euro, con l’obiettivo di creare circa 228.000 nuovi posti in Italia.
Ebbene, a fronte di una stima di 2.424 interventi presentati e finanziabili il Comune di Milano (dove abita il 2.5% dei bambini sotto i 6 anni di tutta Italia, ha presentato UN SOLO progetto: un polo infanzia per un importo richiesto – e finanziato – di 4 milioni 920 mila euro. Per capire che cosa significhi si vedano i casi di Roma, che ha presentato 28 progetti (48 milioni di euro), e di Bologna, che ha presentato 6 progetti (20 milioni di euro).”
Così in una nota Noi Moderati che ha protestato ieri davanti a Palazzo Marino per sensibilizzare l’Aula verso il grave problema dei Nidi mancanti in città.
Conclude il comunicato un grave monito:
“Noi Moderati scende in piazza con le famiglie, con le madri alle quali si continua a promettere sostegno per la conciliazione famiglia-lavoro, per chiedere che si dia risposta urgente a chi si vede così bistrattato nei suoi diritti e nei suoi bisogni.”
La manifestazione nasce per dare voce a chi voce non ha. Come testimonia Davide Damiano, dirigente di Noi Moderati, raccontando una delle molte storie che hanno reso necessaria la manifestazione:
“Laura ha 29 anni, vive da sola con una bambina di 1 anno e mezzo in un quartiere nella zona sud ovest della città di Milano. Lavora tutto il giorno per riuscire a far fronte alle spese necessarie per sfamare e educare sua figlia in una realtà lontana dai nonni e senza il padre presente. L’ho incontrata anche grazie al lavoro iniziato per lanciare l’associazione Vantaggio, un progetto di volontariato che ho fondato insieme ad alcuni amici e che, grazie al nostro “ufficio mobile”, vuole mettere in contatto i cittadini con opere sociali, cooperative, associazioni, aziende ed enti pubblici che possono aiutarle a rispondere ai loro bisogni.
Laura abita in un bilocale in una zona periferica servita solo dai mezzi di superficie e paga 650 € al mese di affitto, senza contare bollette e spese condominiali. In questi mesi ha fatto richiesta che da settembre sua figlia possa entrare al nido comunale o privato accreditato.
La sua richiesta è stata evasa e il numero assegnato a sua figlia è accompagnato da “in attesa di assegnazione”. Dovrà aspettare luglio e se ci saranno rinunce di qualche famiglia potrà ottenere ciò che dovrebbe essere un diritto dei cittadini e un dovere di una città moderna: un posto per l’educazione di sua figlia.
Laura ha un Isee (che si riferisce ai redditi di due anni fa) che non rappresenta realmente la sua condizione. L’ex marito, secondo questa dichiarazione, rientrava ancora nello stato di famiglia, pertanto non può accedere ad alcuni benefici che sarebbero di sollievo per questo piccolo nucleo. Come Laura incontriamo tante persone che il Comune si dimentica tutti i giorni di accogliere e accompagnare.
Mi chiedo: dove andrà a finire una città che non si preoccupa dei figli? Il sindaco cosa vuole fare di Milano? Trasformarla nella New York italiana? O ancora nella Londra italiana? Sì: l’esperimento è talmente scientifico da essere stato studiato nei particolari. Non è un caso se l’agenzia operativa dal 2020 per promuovere la città si chiama “Milano & Partners”, così come “London & Partners” è l’organizzazione di Londra attiva già dal 2011.
Un rapido esperimento per capire dove sta andando Milano è il seguente: prendere la bicicletta, partire da una zona periferica della città e raggiungere il Duomo. Sembra di attraversare 3 città diverse, 3 mondi diversi che poco hanno a che fare l’uno con l’altro.
Il problema è che i tessuti comunitari faticano, l’associazionismo rischia di essere un’isola e si sta avvicinando sempre di più una ghettizzazione del tessuto sociale, fenomeni accelerati all’incapacità delle istituzioni di capire che non basta imporre ma occorre ascoltare e accompagnare. E questo a Milano non è chiaro da un po’.
La questione dei nidi è uno specchio. Come fa un nucleo famigliare a sostenere i costi esagerati che vivere qui comporta se neanche i servizi offerti sono sufficienti a coprire la domanda di assistenza necessaria? Come si fa a lasciare senza posto ai nidi migliaia di famiglie? Ricorreranno alle baby sitter, oppure un membro della famiglia lascerà il lavoro, portando inevitabilmente a un incremento della povertà.
Questa istanza ha finalmente trovato ascolto: con Noi Moderati (Maurizio Lupi) abbiamo organizzato un sit-in davanti a Palazzo Marino per giovedì 4 maggio alle 18.00 a cui invitiamo cittadini, movimenti del privato sociale e associazioni, per far capire alla giunta comunale che ci aspettiamo una risposta nel merito della questione. E che non si può aspettare un altro anno. Non possiamo permetterci che le tante Laure di Milano siano abbandonate dalle istituzioni, come se i figli fossero per l’amministrazione un incidente di percorso verso il successo individuale.
Le persone che incontro ogni giorno insieme a colleghi e amici chiedono di essere aiutate e di mettersi insieme per promuovere un cambiamento. In loro vediamo crescere la sfiducia e questo ci preoccupa. L’iniziativa davanti a Palazzo Marino sarà solo un altro passo di una strada che vogliamo condividere con chi abita nella nostra città, indipendentemente dal credo politico. Non esistono motivazioni economiche di fronte alla difesa del diritto dei bambini di crescere insieme ai coetanei, in una città che espelle le famiglie come ospiti non graditi, mentre chi la guida fa di tutto per girarsi dall’altra parte.
Invito il sindaco Beppe Sala e la giunta comunale a fare l’esperimento della bicicletta e gli ricordo che Milano non è Londra, non è Parigi e nemmeno New York. Milano ha un suo tessuto sociale e una storia che devono essere rispettate, senza avere il complesso di inferiorità rispetto ad altre città ma trovando il coraggio di innovare ed entrare nel futuro. Il progresso non è solo costruire grattacieli, ma anche uscire al parco con mio figlio e non avere il timore di farlo giocare nell’erba, o l’opportunità che la figlia di Laura possa trovare un asilo nido e iniziare un percorso educativo degno di questo nome.”
Chiosa Franco Vassallo, Responsabile per le politiche abitative e decentramento del coordinamento cittadino di Milano di NOI MODERATI:
“Un Sindaco che pensa agli alberi più che ai bambini e al resto più che ai Milanesi non si era mai visto, nemmeno Pisapia aveva toccato certe vette. Lo vediamo nelle case popolari, lo vediamo nei nidi comunali e lo vediamo sulle strade ogni giorno. L’unica speranza sta nella parte migliore e ancora viva del civismo meneghino: esiste una città ancora libera dalla prigionia della narrazione. Questa città non adulterata era in piazza ieri a dire che senza bambini non c’è futuro. Speriamo che il Consiglio la ascolti”.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.