Qualche considerazione su un tema alquanto caldo e attuale, che ultimamente ha assunto toni convulsi accendendo, anzi riattizzando una disputa che spazia dai palazzi della politica ai social media, alla gente in strada, ai dibattiti in tv sempre più somiglianti ad un ring dove esponenti di partito, giornalisti ed opinionisti si azzuffano a colpi di battute al vetriolo.
insufficienti a fronteggiare flussi di una simile portata (già oltre 20mila i migranti sbarcati sulle coste italiane da inizio anno). Una domanda sorge ovvia in proposito: esiste un limite fisiologico oltre il quale gli ingressi e i relativi problemi gestionali saturano la nazione, o si ritiene che tutto possa proseguire all’infinito senza alcun limite, nè di capienza nè di risorse economiche da impiegare?Dalla somma di questi 5 punti base componenti la fase 2 (successiva ai salvataggi e agli sbarchi) appare evidente che si tratti della fase più lunga, laboriosa, complessa e difficoltosa per chiunque debba occuparsene attivamente, ma anche per la cittadinanza chiamata ad accettare una convivenza che, da quanto si evince da statistiche ed eventi, appare non priva di ostacoli.
Una fase che implica la gestione di una quantità di situazioni ed individui in aumento esponenziale, tale da mettere sempre più in difficoltà la minoranza operativa addetta al processo di prima accoglienza. Se infatti la fase 1 è circoscritta ad operazioni di salvataggio e sbarco di un certo numero di arrivi giornalieri, è la fase due ad accollarsi il peso di un accumulo divenuto ingestibile nei centri di raccolta, sempre più al collasso con migliaia di migranti a fronte di poche centinaia di posti disponibili. E sempre lungo la fase due, le difficoltà crescono sia per i migranti che per la popolazione, che vede incrementarsi la presenza di individui allo sbando, di bivacchi diurni e notturni, di situazioni a rischio sia dal punto di vista igienico sanitario che della sicurezza, poichè è evidente che la massa di individui sfuggiti al controllo e al ricollocamento, abbandonati a se stessi, abbiano a che fare con necessità fisiologiche e di sostentamento, che sempre più spesso reperiscono con la questua o con azioni illegali di furto e violenze a danno di cittadini. Ecco come questa seconda fase dimenticata, ignorata o malvolentieri considerata dalle istituzioni e dalla cittadinanza tendente ad una definita ideologia di sinistra, sia a tutti gli effetti la zavorra che impedisce di rendere credibile un protrarsi dell’andazzo attuale senza conseguenze decisamente alienanti per l’intera nazione Italia. Ma a chi poter chiedere ascolto affinchè cessi, o quantomeno si riduca a numeri ragionevoli e su flussi in canali autorizzati la fase 1, per poter affrontare con maggior razionalità ed ordine la fase 2? Se l’interlocutore più autorevole è l’Europa che abbiamo visto ad oggi, le speranze sono ridotte all’osso…
