Al voto, in verità, non ci vuole andare nessuno. Non Salvini, che rilancia l’alleanza coi cinque stelle. Non Di Maio, ma ne uscirebbe dimezzato. Di certo non Zingaretti, che non ci arriverebbe intero. Però qualcosa non si spiega. Stanno arrivando arrivando i primi sondaggi post crisi. E sono tutti concordi. Sia i due pubblici (Europe Elects) sia uno riservato di fonte universitaria, danno la lega attorno al 31%, il PD in risalita sopra il 20 ed un % stelle che, tutto considerato, tiene e recupera. Perché, allora, non votare? Perché c’è di più, che i numeri non dicono e rende un salto nel buio un suicidio per una intera classe dirigente.
Intanto, il presupposto della crisi al buio era che il centrodestra unito prendesse il 66% dei seggi. Questo grazie al meccanismo distorsivo dei collegi uninominali, per cui dal 52% delle urne può uscire un Parlamento per i due terzi azzurro. Solo che questo ipotetico 52-55% si basava su una Lega al 40 o superiore. Non al 30. Ed i voti persi da Salvini non erano di centrodestra. Non lo sono, probabilmente, mai stati. E sono tornati a casa. Per paradossale che sia, sono andati a sinistra. O dalle parti di Grillo o addirittura al PD. Il quale, in ogni caso, svoltando a sinistra ha fatto scarpetta di LeU. Quindi la maggioranza oceanica è solo un ricordo. Ma non era così fondamentale, per cominciare. Ne bastava una più modesta. Che prevedeva solo il 42% nelle urne. Ora, con calma, a quanto è, oggi, il centrodestra?
Stando ai sondaggi attorno al 45%. Solo che 45 assomiglia molto a 41 ed a beffa suprema. Col Pd in rimonta negli uninominali al centro ed il Sud che alla fine non tradisce Di Maio, questo potrebbe trasformarsi in un far west la prima settimana di Novembre, se si scoprisse che mancano voti, magari al Senato. A quel punto come si potrebbe fare una finanziaria? E soprattutto a chi toccherebbe farla? Di nuovo ai gialloverdi? Siamo seri, se dobbiamo sorbirci altri tre mesi di tira e molla, cerchiamo di arrivarci sani. Tutto questo, oggettivamente, non spiega l’atteggiamento di Mattarella, però. Ieri sera ha messo fretta agli attori, con il rischio di un crollo il 27 Agosto e lo scioglimento delle Camere nei giorni successivi. Obbligando a votare il 3 Novembre o giù di lì.
Perché? Probabilmente Mattarella pensa che alla fine il governo nascerà. Verde o rosso, giallo di sicuro, qualcosa si inventeranno. Perché sono in troppi a cui non conviene votare. Solo che se l’azzardo saltasse sarebbe la fine. Una fine non bella, ma certamente costruita e voluta. A dimostrazione di quanto bisogno ci sia, al potere, della saggezza liberale.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.